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Interni Esteri

L'intervistaMiriam Ponzi: «Una licenza speciale per chi va in giro con gli aggeggi del mestiere»

«Il mercato del fai-da-te andrebbe vietato»

Natalia Poggi
n.poggi@iltempo.it
«Questa cosa non ci voleva, butta fango sulla categoria!» Miriam Ponzi dell'agenzia Tomponzi Investigations non ha dubbi: «Si tratta di bassa manovalanza, sono abusivi che non hanno nemmeno la licenza, il mestiere non s'improvvisa.

È un coacervo di preparazione, etica, esperienza, intelligenza, background internazionale ecc. Esiste, poi, una deontologia professionale...»
È che ormai siamo diventati un popolo di spioni e di spiati. «Buffo! E pensare che siamo stati proprio noi italiani a inventare la crittografia cioè l'informazione che non può essere intercettata. Nel nostro paese l'informazione è sempre stata molto importante. E l'intercettazione è il metodo più facile per entrarne in possesso. Attenzione, però, c'è anche la controinformazione». Cioè? «Nasce dalla consapevolezza di essere intercettati e consiste nel dare informazioni sbagliate». Da noi impazza pure il fai-da-te... «Purtroppo più lo fai (lo spiare, intendo), più lo vuoi fare. C'è poi il fiorente mercato su internet (e nei negozi) di certi aggeggi infernali, microspie, videospie, microfonini, microfotocamere digitali ecc. che dovrebbe essere proibito per legge. Servirebbe una licenza speciale per andare in giro con le microspie. Il fai-da-te distrugge famiglie, aziende, è una bomba a mano innescata». Chi è il suo investigatore ideale? «Nero Wolfe e quelli come lui che usavano il cervello. La tecnologia è uno strumento importante nel nostro mestiere ma non deve sovrastare altre risorse. Ecco deve essere usata per la nostra tutela, come si usa un'arma per legittima difesa. È indispensabile, ad esempio, nelle operazioni di bonifica ambientale». Va bene, grazie per la sua disponibilità, Miriam. «Grazie a lei, ci vediamo stasera a cena!». Ma veramente...? «Era solo una controinformazione, per chi ci ascolta».

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14/05/2008










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