All'Esecutivo Ue
uffici ad hoc stanno studiando la possibilità di sopprimere
il divieto ma a determinate condizioni, che vanno dal
risciacquo delle carni trattate ad una etichetta specifica
per informare il consumatore, alla tutela dell'ambiente per
evitare l'inquinamento delle falde acquifere con sostanze
clorate.
I tempi sono stretti: Bruxelles deve far
chiarezza entro metà giugno anche alla Wto. La questione
verrà comunque già evocata oggi a Bruxelles in occasione
della seconda riunione del Consiglio Economico
Transatlantico, che riunisce alti funzionari europei ed
americani (Tec) con l'obiettivo di abbattere ostacoli e
barriere nelle relazioni economiche tra le due sponde
dell'Atlantico. Tuttavia, nel caso del pollame disinfettato
al cloro, la questione non può essere considerata solo
economica. È da 11 anni infatti che nell'Ue può entrare
solo carne bianca di pollame Usa non disinfettata al
momento della macellazione. Nella produzione di pollame
l'Ue ha scelto invece di applicare misure igieniche
rigorose lungo tutta la catena alimentare, dalla fattoria
alla tavola, e quindi non ha bisogno di intervenire con un
trattamento di decontaminazione finale al cloro, il cui
impatto sulla salute e sull'ambiente solleva riserve e
critiche. All'interno della Commissione europea sembra
prevalere la tesi di coloro che vogliono aprire agli Usa.
«Un fermo no all'importazione di prodotti pericolosi
per la salute pubblica e un'etichettatura chiara che
permetta una vera tracciabilità», arriva dalla
Cia-Confederazione italiana agricoltori. Anche Avitalia e
Coldiretti insistono perché rimanga fermo il divieto del
1997.
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13/05/2008