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Davanti a una chiesa di Modena

Una scritta contro la memoria del commissario Calabresi

Una scritta contro la memoria del commissario Calabresi è apparsa ieri su un palazzo di fronte la chiesa sconsacrata di San Paolo a Modena.
Il Comune ha fatto rimuovere la scritta in cui il commissario ucciso dalle Br a Milano nel 1972 veniva chiamato «assassino».

La Questura di Modena ha avviato le indagini per scoprire i responsabili. Il sindaco Giorgio Pighi ha condannato e stigmatizzato il fatto: «È stato un insulto alla ragione, opera di persone prive di coscienza che rappresentano sole se stesse, un fatto disgustoso, ma assolutamente isolato».
Ieri però il figlio di Calabresi, Mario, era atteso in città per una conferenza con un'ottantina di studenti. La scritta sul muro appare quindi come un attacco premeditato contro la memoria del padre e il dolore dei familiari.
«Modena ed i modenesi - ha detto ancora il sindaco Pighi - sono rappresentati dalle manifestazioni di oggi promosse dalla Provincia e da quanti ieri, per iniziativa del Comune, hanno deposto le corone davanti alla lapide di Marco Biagi e alla nuova stele che ricorda Aldo Moro, gli agenti della scorta e tutte le vittime del terrorismo».
A condannare il fatto è stato anche il presidente della Provincia, Emilio Sabbatini, che però ha esortato a non abbassare la guardia di fronte al pericolo del terrorismo, attuale ancora oggi: «È un gesto che ci riporta a quel passato: è una vergogna che a Modena si continuino a riprodurre certi cliché a dispetto della verità storica su Calabresi emersa dalle indagini».

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11/05/2008










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