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Interni Esteri

Dopo quattro giorni di guerriglia
Hezbollah lascia Beirut all'esercito

In una giornata di colpi di scena, il Libano, giunto sull'orlo del baratro, ha fatto ieri un passo indietro. Dopo quattro giorni di silenzio, il premier Fuad Siniora ha sfidato il golpe di Hezbollah, sferzando l'esercito ad «assumersi le sue responsabilità».

Le forze armate hanno reagito, rivendicando «il controllo della sicurezza». Subito dopo Hezbollah ha annunciato la consegna di Beirut ovest sunnita all'esercito e i suoi miliziani sciiti hanno cominciato a ritirarsi dalle strade. Il tutto è avvenuto nell'arco di poco più di tre ore, vissute sul filo del rasoio. In bilico tra un allentamento della tensione e la possibilità di uno scontro a tutto campo, di vera e propria guerra civile.
Nelle ore precendenti, i segnali erano stati sempre più inquietanti. Sparatorie, scontri e morti ci sono stati a Beirut, ma non solo. In questa atmosfera, il premier Siniora ha parlato alla nazione, in diretta Tv: «il Paese non cadrà nelle mani dei golpisti». Poi l'ammonimento alle forze armate: «Ho chiesto al comando dell'esercito di proteggere i libanesi e preservare la pace civile...senza esitazioni e ritardi, cosa che invece ancora non ha fatto». L'esercito deve «imporre la sicurezza in tutte le regioni del Paese e costringere gli uomini armati a lasciare le strade, immediatamente».
Dopo meno di un'ora è arrivato un comunicato ufficiale del Comando. I militari hanno fatto sapere che il responsabile della sicurezza dell'aeroporto internazionale di Beirut non sarebbe stato rimosso dal suo incarico e che avrebbe gestito la questione della rete telefonica militare di Hezbollah. E questo ha accontentato il Partito di Dio. Nel medesimo tempo ha fatto sapere di aver dato ordine «a tutte le sue unità» di assumere la responsabilità del mantenimento della sicurezza e di far applicare l'autorità dello Stato. E questo ha accontentato il governo. Dopo meno di un'ora, l'annuncio dell'emittente tv al Manar: «La presenza dei miliziani armati sarà rimossa e la città sarà consegnata all'esercito» anche se «continuerà la disobbedienza civile, fino a quando non saranno accolte le richieste» avanzate dal partito di Nasrallah che giovedì ha scatenato l'inferno in cui sono state uccise più di 40 persone.

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11/05/2008










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