Le forze armate hanno
reagito, rivendicando «il controllo della sicurezza».
Subito dopo Hezbollah ha annunciato la consegna di Beirut
ovest sunnita all'esercito e i suoi miliziani sciiti hanno
cominciato a ritirarsi dalle strade. Il tutto è avvenuto
nell'arco di poco più di tre ore, vissute sul filo del
rasoio. In bilico tra un allentamento della tensione e la
possibilità di uno scontro a tutto campo, di vera e propria
guerra civile.
Nelle ore precendenti, i segnali erano
stati sempre più inquietanti. Sparatorie, scontri e morti
ci sono stati a Beirut, ma non solo. In questa atmosfera,
il premier Siniora ha parlato alla nazione, in diretta Tv:
«il Paese non cadrà nelle mani dei golpisti». Poi
l'ammonimento alle forze armate: «Ho chiesto al comando
dell'esercito di proteggere i libanesi e preservare la pace
civile...senza esitazioni e ritardi, cosa che invece ancora
non ha fatto». L'esercito deve «imporre la sicurezza in
tutte le regioni del Paese e costringere gli uomini armati
a lasciare le strade, immediatamente».
Dopo meno di
un'ora è arrivato un comunicato ufficiale del Comando. I
militari hanno fatto sapere che il responsabile della
sicurezza dell'aeroporto internazionale di Beirut non
sarebbe stato rimosso dal suo incarico e che avrebbe
gestito la questione della rete telefonica militare di
Hezbollah. E questo ha accontentato il Partito di Dio. Nel
medesimo tempo ha fatto sapere di aver dato ordine «a tutte
le sue unità» di assumere la responsabilità del
mantenimento della sicurezza e di far applicare l'autorità
dello Stato. E questo ha accontentato il governo. Dopo meno
di un'ora, l'annuncio dell'emittente tv al Manar: «La
presenza dei miliziani armati sarà rimossa e la città sarà
consegnata all'esercito» anche se «continuerà la
disobbedienza civile, fino a quando non saranno accolte le
richieste» avanzate dal partito di Nasrallah che giovedì ha
scatenato l'inferno in cui sono state uccise più di 40
persone.
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11/05/2008