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Interni Esteri

Birmania Difficoltà per gli aiuti

I morti salgono a 100mila L'appello di Benedetto XVI

La Birmania devastata dal ciclone Nargis è appesa alla speranza dell'aiuto internazionale, ma la giunta militare al potere continua a frapporre ostacoli all'arrivo di personale e materiali umanitari. Solo ieri pomeriggio da Brindisi è partito per Rangoon un primo aereo dell'Onu, dopo ore di attesa di un via libera definitivo.

In serata il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha lanciato un appello ai militari perchè aprano le porte ai soccorritori. Anche Benedetto XVI ha fatto appello alla comunità internazionale per «alleviare le sofferenze al popolo birmano».
Il bilancio delle vittime ha raggiunto centomila ma il governo fissa la cifra a circa 22.500. L'Onu conferma che il bilancio potrebbe aumentare in misura «molto significativa». Ci sono oltre 40.000 dispersi, quasi per la metà bambini, per la cui vita si nutrono poche speranze, e un milione di persone è senza una casa. Nella zona del Delta del fiume Irrawaddy, una delle maggiormente colpite dal ciclone e soprattutto dalle onde alte fino a tre metri e mezzo alzate dal vento, più 5.000 km quadrati - quasi quanto la Liguria - sono ancora sott'acqua. «Stimiamo fino a un milione le persone al momento senzatetto e bisognose di immediata assistenza», ha detto Richard Horsey, portavoce dell'ufficio dell'Onu per il Coordinamento degli affari umanitari, nel corso di un incontro a Bangkok sull'emergenza umanitaria.

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08/05/2008










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