È la prima
reazione di rilievo rimbalzata sui tavoli delle redazioni
dei giornali, seguita subito dopo da quella di don
Fortunato Di Noto, fondatore dell'Associazione Meter che da
anni si occupa della tutela dei bambini vittime di abusi:
«Mi auguro che la magistratura faccia al più presto luce e
che il primario possa difendersi da capi d'imputazione così
gravi». Di Noto ha aggiunto che Marcelletti è «un
professionista riconosciuto che ha fatto del bene a tanti
bimbi malati di cuore. È proprio per questo che la vicenda
stupisce e appare incredibile. È necessario chiarire al più
presto le responsabilità. Quel che è certo è che nessuno
può pensare di trarre guadagni personali da un'infanzia
sofferente. È una questione di moralità».
Lungi dal
fare sconti la direzione della clinica romana «Paideia»
dove il cardiochiurgio arrestato dispone di uno studio: «I
controlli della Guardia di Finanza hanno avuto per oggetto
esclusivamente l'attività professionale svolta, peraltro
sporadicamente, dal prof. Carlo Marcelletti nella struttura
sanitaria romana», si sottolinea in una nota.
E non è
meno tenero il direttore genereale dell'Arnas Civico di
Palermo: «Qualora le accuse gravi e pesanti nei confronti
del cardichirurgo Carlo Marcelletti dovessero essere
confermate - sostiene Francesco Licata di Baucina -
l'Azienda ospedaliera Civico si costituirà parte civile per
tutelare la propria posizione. Da parte nostra abbiamo
sempre collaborato con la magistratura quando si sono
svolte indagini che hanno coinvolto i nostri dipendenti».
E se qualcuno si attendeva una «mano tesa» dai
sindacati, è arrivata, asciutta, la posizione del
segretario nazionale Fp Cgil medici: «Destano sorpresa le
accuse rivolte al professor Carlo Marcelletti. Se
accertate, appaiono incompatibili con l'attività di medico
pubblico», ha sottolineato Massimo Cozza.
E,
finalmente, la parola alla difesa. «Il professor Carlo
Marcelletti chiarirà le accuse mosse dal pm - sostiene
l'avvocato Roberto Tricoli, uno dei legali del
cardiochirurgo - . Per quanto attiene ai reati ipotizzati
contro la pubblica amministrazione dall'ordinanza
custodiale sembra emergere che si tratti di atti di
gestione, di modesto valore, riferibili all'unità
ospedaliera diretta dal prof. Marcelletti. Peraltro, i
medesimi si prestano a divergenze interpretative sul piano
amministrativo e allo stato non risulta alcuna doglianza o
contestazione da parte dell'azienda ospedaliera
interessata».
Mar. Coll.
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07/05/2008