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L'intervista La psicologa Schelotto: Le figure istituzionali si sentono deresponsabilizzate

«Genitori e insegnanti devono fare la loro parte»

«Di fronte ad episodi simili e così reiterati la prima cosa che a noi adulti viene da pensare è che bisogna stare più vicini ai nostri ragazzi, entrare più in comunicazione con loro...» spiega la psicologa e psicoterapeuta Gianna Schelotto.


Più facile a dirsi che a farsi...
«La verita è che abbiamo perso la capacità di comunicare perchè ci dobbiamo misurare con un mondo adolescenziale che ha pochi contatti con quello della nostra adolescenza. I quindicenni di oggi hanno in mano strumenti, come i telefonini e internet, che a noi erano e sono sconosciuti. La difficoltà degli adulti è decodificare questo. Non possiamo agganciarci all'esperienza e dunque dobbiamo arrangiarci».
Ma tutti questi episodi di bullismo?
«Certe balorderie ci sono sempre state. Per i ragazzi la trasgressione è un modo di misurarsi con il mondo adulto. Più sei forte, più ti assicuri un posto nel mondo dei grandi. E le dinamiche sono sempre le stesse: in ogni classe c'è sempre uno zimbello da mettere a giro. Quello che è cambiato è il metodo di trasmissione, l'amplificazione degli eventi garantita da videofonini, youtube e mezzi di comunicazione. I bulli si esaltano, le loro prodezze finiscono addirittura in tv. E dunque alzano il tiro. E poi c'è l'effetto contagio, la voglia di emulazione, ecc».
I tragici fatti di Verona riportano alla mente vecchi casi di violenza legata ad un'appartenenza politica?
«Continuo a illudermi che si tratta di frange. In una società le tensioni, le violenze, l'esibizione della forza devono venire fuori da qualche parte. E perseguire quello che è estraneo (magari perchè veste o parla in maniera diversa) è un comportamento comune. Meno clamore mediatico in questi casi sarebbe preferibile. C'è il rischio di travisare la realtà dei fatti, di strumentalizzarli, di "slatentizzare", brutta parola usata in psicologia e che significa liberare patologie finora silenti».
Cosa consigliare, allora, ai poveri genitori
«Devono inculcare regole precise prima dell'adolescenza, il che significa stabilire subito il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Insomma le corbellerie possono scappare a tutti ma i ragazzi devono comunque essere consapevoli di aver agito male».
La famiglia s'arrabatta e la scuola che deve fare?
«È ancora una questione di regole. Gli insegnanti devono sapersi imporre sulla scolaresca con autorevolezza, che non significa autorità. È un loro diritto e anche dovere. Davvero bisogna arrivare a far fare un'ordinanza dal ministro per impedire ai ragazzi di usare il telefonino in classe?»
Ci sono pure le leggi dello Stato...
«Certe norme sono fatte apposta per deresponsabilizzare le figure istituzionali come la famiglia e la scuola. È proprio necessaria una legge che impone l'orario di chiusura delle discoteche? Non sarebbe meglio che fossero i genitori a dire ai propri figli a che ora devono rientrare? Così li si rende inadeguati, inetti. Che ognuno faccia la sua parte».
N.P.

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06/05/2008










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