Dietro
le sbarre sono per ora finiti Raffaele Dalle Donne, detto
«Raffa», 19 anni, di San Giovanni Lupatoto, studente del
liceo classico Maffei, il primo a consegnarsi in questura,
e due giovani di Illasi, Guglielmo Corsi, 19 anni,
metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore
finanziario, fermati l'altra notte nelle loro abitazioni.
Altre due celle stanno ora aspettando la coppia di ragazzi
che manca all'appello, «Peri» e «Tarabuio» come si fanno
chiamare, fuggiti in Austria con l'auto della madre di uno
di essi, e per la polizia forse già giunti in Inghilterra.
Il loro ritorno, dicono gli investigatori, è questione di
ore. Per tutti per ora l'accusa è di omicidio
preterintenzionale.
Una tragedia che non ha nulla di
politico, chiariscono subito gli inquirenti, ma che è
figlia dell'intolleranza della sottocultura e della
provocazione come stile di vita, dell'odio verso qualcuno
che dà fastidio. La dinamica di quanto è successo è ormai
chiara, delineata da polizia e carabinieri, come agli atti
ci sono le ammissioni fatte dai fermati. La sera del 30
aprile il centro storico di Verona brulica di giovani:
pizzerie, pub, wine bar sono al completo. All'interno del
Caffè Malta si trovano Raffa, Peri e Tarabuio. Sono
simpatizzanti dell'estrema destra, ma non vengono
considerati esponenti di spicco. Per loro, secondo gli
investigatori, la politica rappresenterebbe una sorta di
collante, un motivo in più per ritrovarsi. Nonostante
questo, Raffa e uno dei due ancora non fermato erano già
stati finiti nell'inchiesta del procuratore capo Guido
Papalia che nel giugno 2007 denuncia per violazione della
legge Mancino 16 maggiorenni e un minore. Secondo l'accusa,
avevano il vizio di aggredire a suon di botte chi, secondo
loro, «era diverso»: nel 2006 ne avevano fatto le spese
alcuni ragazzi che mangiavano un kebab e un altro che
indossava la maglietta terrona del Lecce.
La notte del
pestaggio i tre vengono raggiunti da Corsi, che con loro
frequenta la curva sud tra gli ultras del Verona.
Accompagna Vesentini. Quest'ultimo non conoscerebbe gli
altri. Verso l'1.30 il quintetto esce dal Caffè. Si portano
verso Porta Leoni, quando si imbattono in tre amici che
stanno fumando. Per gli investigatori sarebbe stato Corsi a
chiedere del fumo: «Codino dammi una siga», avrebbe detto a
uno dei tre. Non è chiaro chi, alla risposta negativa dei
giovani ha scatenato l'inferno. Sono partiti insulti,
schiaffi. Nicola cade e qualcuno gli si avventa contro,
colpendolo con dei calci al corpo e al volto. Il ragazzo
perde i sensi, ma i calci continuano. Un calcio
particolarmente forte da rimbombare nella strada lo
colpisce al collo. Compiuta l'impresa, la fuga dei
delinquenti, l'allarme lanciato al 118 e quindi ai
carabinieri dagli amici di Nicola rimasti leggermente
contusi ma soprattutto sotto choc. Nicola viene ricoverato
all'ospedale di Borgo Trento con edema cerebrale.
«Non
è ancora possibile capire chi ha sferrato i calci -
sostiene il pm Francesco Rombaldoni che coordina le
indagini - sarà possibile ricostruire l'intera sequenza
quando tutti i tasselli saranno al loro posto». Nelle ore
successive Raffa, Peri e Tarabuio tornano a incontrarsi.
«Sono spaventatissimi - racconta il questore di Verona,
Vincenzo Stingone - Raffaele riceve una telefonata e
praticamente fugge di casa in tuta, senza cambiarsi. Vi
farà ritorno solo il giorno dopo. È il padre Sergio a
convincerlo a chiamare un legale e a consegnarsi alla
polizia». «Il padre di Raffaele ci ha fornito la massima
collaborazione - ha ricordato il dirigente della Digos,
Luciano Iaccarino - mettendo per iscritto, senza esserne
obbligato, le responsabilità del figlio». Raffaele Dalle
Donne è dunque il primo a presentarsi alla polizia:
racconta la propria versione dei fatti ma non fa nomi «per
non essere scambiato per infame», spiegano gli
investigatori. Questa mattina è prevista l'autopsia, mentre
la Procura ha dato il nulla osta necessario per il prelievo
degli organi. Erano stati i genitori di Nicola ad esprimere
il desiderio di donare gli organi ed i tessuti.
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06/05/2008