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Nicola Tommasoli non ce l'ha fatta. Non saprà mai che Digos ...

Nicola Tommasoli non ce l'ha fatta. Non saprà mai che Digos e Carabinieri di Verona sono riusciti a chiudere il cerchio attorno a quel gruppetto che la notte del primo maggio in centro a Verona l'ha colpito con calci e pugni fino a lasciarlo a terra ormai in fin di vita.


Dietro le sbarre sono per ora finiti Raffaele Dalle Donne, detto «Raffa», 19 anni, di San Giovanni Lupatoto, studente del liceo classico Maffei, il primo a consegnarsi in questura, e due giovani di Illasi, Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario, fermati l'altra notte nelle loro abitazioni. Altre due celle stanno ora aspettando la coppia di ragazzi che manca all'appello, «Peri» e «Tarabuio» come si fanno chiamare, fuggiti in Austria con l'auto della madre di uno di essi, e per la polizia forse già giunti in Inghilterra. Il loro ritorno, dicono gli investigatori, è questione di ore. Per tutti per ora l'accusa è di omicidio preterintenzionale.
Una tragedia che non ha nulla di politico, chiariscono subito gli inquirenti, ma che è figlia dell'intolleranza della sottocultura e della provocazione come stile di vita, dell'odio verso qualcuno che dà fastidio. La dinamica di quanto è successo è ormai chiara, delineata da polizia e carabinieri, come agli atti ci sono le ammissioni fatte dai fermati. La sera del 30 aprile il centro storico di Verona brulica di giovani: pizzerie, pub, wine bar sono al completo. All'interno del Caffè Malta si trovano Raffa, Peri e Tarabuio. Sono simpatizzanti dell'estrema destra, ma non vengono considerati esponenti di spicco. Per loro, secondo gli investigatori, la politica rappresenterebbe una sorta di collante, un motivo in più per ritrovarsi. Nonostante questo, Raffa e uno dei due ancora non fermato erano già stati finiti nell'inchiesta del procuratore capo Guido Papalia che nel giugno 2007 denuncia per violazione della legge Mancino 16 maggiorenni e un minore. Secondo l'accusa, avevano il vizio di aggredire a suon di botte chi, secondo loro, «era diverso»: nel 2006 ne avevano fatto le spese alcuni ragazzi che mangiavano un kebab e un altro che indossava la maglietta terrona del Lecce.
La notte del pestaggio i tre vengono raggiunti da Corsi, che con loro frequenta la curva sud tra gli ultras del Verona. Accompagna Vesentini. Quest'ultimo non conoscerebbe gli altri. Verso l'1.30 il quintetto esce dal Caffè. Si portano verso Porta Leoni, quando si imbattono in tre amici che stanno fumando. Per gli investigatori sarebbe stato Corsi a chiedere del fumo: «Codino dammi una siga», avrebbe detto a uno dei tre. Non è chiaro chi, alla risposta negativa dei giovani ha scatenato l'inferno. Sono partiti insulti, schiaffi. Nicola cade e qualcuno gli si avventa contro, colpendolo con dei calci al corpo e al volto. Il ragazzo perde i sensi, ma i calci continuano. Un calcio particolarmente forte da rimbombare nella strada lo colpisce al collo. Compiuta l'impresa, la fuga dei delinquenti, l'allarme lanciato al 118 e quindi ai carabinieri dagli amici di Nicola rimasti leggermente contusi ma soprattutto sotto choc. Nicola viene ricoverato all'ospedale di Borgo Trento con edema cerebrale.
«Non è ancora possibile capire chi ha sferrato i calci - sostiene il pm Francesco Rombaldoni che coordina le indagini - sarà possibile ricostruire l'intera sequenza quando tutti i tasselli saranno al loro posto». Nelle ore successive Raffa, Peri e Tarabuio tornano a incontrarsi. «Sono spaventatissimi - racconta il questore di Verona, Vincenzo Stingone - Raffaele riceve una telefonata e praticamente fugge di casa in tuta, senza cambiarsi. Vi farà ritorno solo il giorno dopo. È il padre Sergio a convincerlo a chiamare un legale e a consegnarsi alla polizia». «Il padre di Raffaele ci ha fornito la massima collaborazione - ha ricordato il dirigente della Digos, Luciano Iaccarino - mettendo per iscritto, senza esserne obbligato, le responsabilità del figlio». Raffaele Dalle Donne è dunque il primo a presentarsi alla polizia: racconta la propria versione dei fatti ma non fa nomi «per non essere scambiato per infame», spiegano gli investigatori. Questa mattina è prevista l'autopsia, mentre la Procura ha dato il nulla osta necessario per il prelievo degli organi. Erano stati i genitori di Nicola ad esprimere il desiderio di donare gli organi ed i tessuti.

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06/05/2008










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