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Fabio Di Chio f.dichio@iltempo.it Dieci anni dopo non si è ...

Fabio Di Chio
f.dichio@iltempo.it
Dieci anni dopo non si è ancora stinto il giallo della strage avvenuta in Vaticano il 4 ottobre del 1998, in cui morirono due guardie svizzere e la moglie di una di queste. Il tempo stagiona i misteri, li rende più fitti.

E anche in questa brutta storia, attorno alla quale i dubbi sembra abbiano prevalso sulle certezze, nonostante il decennio trascorso gli interrogativi restano in piedi. Il contesto ha fatto da cornice ideale: la Santa Sede, la sua impermeabilità agli investigatori italiani, le storiche guardie con la divisa michelangiolesca, la scena del crimine che non sempre s'incastra con ricostruzione ufficiale dei fatti e movente, e finanche una medium che scagiona il presunto responsabile. Insomma, roba da Dan Brown, del Codice da Vinci.
Quella sera, Alois Estermann - nominato comandante della Guardia svizzera la mattina stessa - viene trovato morto, ucciso a colpi di pistola, nel salottino del suo appartamento all'interno delle mura leonine. Accanto a lui i cadaveri della moglie, Gladys Meza Romero, e del vicecaporale Cedric Tornay. Passano poche ore e l'allora portavoce vaticano, Joaquin Navarro Valls, fornisce la versione dei fatti ripercorsa in base ai primi accertamenti: la strage è stata causata da un raptus del giovane Cedric al quale era stato rifiutato un riconoscimento professionale da parte di Estermann. Nella stanza della strage però vengono trovati quattro bicchieri: era presente qualcun altro quella sera? Inoltre, l'arma che esploso i colpi era sotto il corpo dell'omicida, e non è mai stato reso noto che fine abbia fatto il quinto proiettile sparato dalla pistola di ordinanza di Tornay, dopo che due proiettili avevano colpito Alois Estermann, uno la signora Gladys e il quinto lo stesso vicecaporale.
Un anno più tardi, dopo l'istruttoria durata nove mesi, condotta prima dal giudice Gianluigi Marrone, poi dal promotore di giustizia Nicola Picardi, comprendente dieci perizie balistiche, anatomiche, tossicologiche e telefoniche, la strage è archiviata. Con la seguente versione ufficiale: il vicecaporale Cedric Tornay è era un «immaturo e instabile, consumatore abituale di cannabis, in preda a stress e sovreccitazione e spinto dal rancore per una promozione negata avrebbe ucciso il comandante della Guardia svizzera e la moglie. Il commento della madre: «La verità un giorno salterà fuori». Se c'è, è ancora sotto terra.

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05/05/2008










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