La
polizia preme in particolare sulla ex responsabile della
sua segreteria, Shula Zaken. Da quasi una settimana agli
arresti domiciliari, Zaken ieri è stata sottoposta per sei
ore alle domande degli investigatori: ma la donna, ritenuta
persona di massima fiducia del premier, ha opposto tenace
mutismo.
Replicando ai vistosi titoli dei giornali che
ipotizzavano come vicina la caduta del suo governo, Olmert
ha assicurato che nella sostanza nulla è cambiato: sabato
ha ricevuto il Segretario di Stato statunitense Condoleezza
Rice. Ieri ha presieduto la seduta settimanale del
Consiglio dei ministri. Oggi incontrerà il presidente
palestinese Abu Mazen.
Ma l'allarme del Segretario di
stato americano Rice è chiaramente percepibile. Anche se ha
preferito definire «questioni israeliane interne» le nuove
traversie di Olmert, è evidente che rappresentano un
elemento di forte disturbo per i progetti
dell'Amministrazione Bush di raggiungere entro il 2008 una
intesa definitiva israelo-palestinese.
A Ramallah la
Rice ha peraltro incontrato un Abu Mazen in tono minore,
reduce da una operazione chirurgica, sempre più deluso
dalla controparte israeliana, sempre più arcigno nei
confronti di Hamas «che deve recedere dal colpo di mano a
Gaza, per andare poi ad elezioni anticipate».
La lista
delle lamentele verso Israele, ha constatato il Segretario
di Stato, si allunga di mese in mese e di spola in spola.
Ieri ha incluso: l'espansione delle colonie ebraiche, che
va bloccata; la necessaria riapertura delle istituzioni
nazionali palestinesi a Gerusalemme est; la rimozione dei
posti di blocco militari in Cisgiordania; l'isolamento
della Striscia di Gaza; il ritorno nei Territori di
attivisti palestinesi epulsi all'estero dopo che all'inizio
dell'intifada si erano barricati armati nella Chiesa della
Natività di Betlemme.
Oggi, oltre all'incontro fra
Olmert e Abu Mazen, ci sarà un meeting parallelo fra i
rispettivi negoziatori capo, Tzipi Livni (Israele) e Ahmed
Qureia (Anp). Alla Rice è stato detto che la promessa
rimozione di una sessantina di ostacoli fisici israeliani
nelle arterie della Cisgiordania è stata finora solo
parziale, in genere in strade secondarie.
Per ovviare
a questi ostacoli la Rice ha incontrato ieri sera per la
seconda volta il ministro della difesa Ehud Barak.
Ma
è evidente che le angustie maggiori per gli Stati Uniti
derivano dalla debolezza politica di Olmert, la cui
coalizione governativa è ridotta, adesso, ad appena 64
deputati su 120. La natura dei sospetti che gravano sul
primo ministro resta per il momento vaga. Cercando di
aggirare le forti limitazioni della censura, due
commentatori hanno fatto riferimento a un ricco uomo
d'affari statunitense, legato alla destra, che avrebbe
consegnato alla polizia israeliana informazioni allarmanti
nell'intento di disarcionare Olmert, per impedirgli così di
realizzare la propria agenda politica.
«Si tratta solo
di voci scellerate» ha detto Olmert, sicuro che saprà
dimostrare la propria innocenza. La trama, sembra di
capire, sarebbe stata comunque tessuta oltreoceano: un
elemento inquietante per gli israeliani, che giovedì
celebreranno il sessantesimo anniversario della loro
indipendenza politica.
Vai alla homepage
05/05/2008