È il prologo triste e cantilenante
delle Olimpiadi di Pechino col simbolo sempre più grottesco
del tedoforo scortato dalla polizia che semina, nel nulla,
chissà quale messaggio olimpico. E con l'ipocrisia
imbarazzante dei potenti del pianeta che minacciano di non
partecipare alla cerimonia d'apertura dei Giochi ma,
contestualmente, si guardano bene dal ritirarsi fagli
affari nei quali slono entrati con scarso spirtito
decoubertiniano. Ancge se potranno sempre dire:
l'importante è «compartecipare», in termini di royalty
economiche.
Ma veniamo alla cronaca. La staffetta della
fiaccola olimpica è passata ieri a Macao, la capitale
cinese del gioco d'azzardo, portata tra gli altri
dall'imprenditore Stanley Ho, fondatore del primo casinò
della città. L'altra «metà» della fiaccola olimpica, quella
che dovrebbe essere portata sulla cima dell'Everest da un
gruppo di alpinisti, è invece bloccata a causa di
un'improvvisa nevicata. A Macao decine di studenti
universitari hanno innalzato cartelli contro la Cnn e anche
oggi, a Sanya, la scena dovrebbe ripetersi.
Il momento
più delicato si avrà con il passaggio della fiaccola nel
tormentato territorio del Tibet dove anche questa settimana
si sono svolte dimostrazioni contro la Cina e a favore del
Dalai Lama. Sull'Everest nevica da venerdì e il gruppo di
alpinisti che dovrebbe portare la fiaccola sulla vetta più
alta del mondo a 8.848 metri, attende notizie dai
metereologi nel campo base, a quota 6.500.
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04/05/2008