Se sarà necessario potrebbe essere convocato a piazzale
Clodio anche lo stesso viceministro uscente dell'economia,
al centro della bufera mediatica di questi giorni.
L'iniziativa, del procuratore aggiunto Franco Ionta, è
stata adottata «d'ufficio», quindi senza alcuna
sollecitazione esterna, ed ha anticipato anche le mosse del
Codacons, il quale ha preannunciato due giorni fa esposti a
104 procure. L'ipotesi di lavoro degli inquirenti di
piazzale Clodio è basata sul presupposto che la
pubblicazione di dati, anche non sensibili (come ad esempio
sono quelli sulla razza e sulla religione) è comunque
sottoposta a cautele e modalità che non espongano a rischi
i contribuenti. Secondo la stessa ipotesi di lavoro, se è
vero che l'accessibilità a dati relativi ai redditi
denunciati è regolamentata dalla stessa legge invocata da
Visco, è altrettanto vero che la loro indiscriminata
pubblicazione, ed internet è un veicolo di grande
divulgazione, non solo non è consentita, ma potrebbe
causare numerosi problemi, proprio per l'esposizione della
posizione finanziaria, ai firmatari dei modelli 730 e 740.
Stesso discorso vale anche per coloro che avessero
«scaricato» i dati dalla rete telematica ed intendessero
servirsene in seguito, sempre on line. Al riguardo vale il
precedente di Paolo Munzi di Rieti, attualmente sotto
processo a Roma, che alcuni mesi fa fu autore del blog nel
quale si faceva riferimento ad una lista di 162 docenti
universitari indicati come appartenenti ad una presunta
lobby ebraica.
Gli accertamenti del pm Ionta sono stati
affidati alla polizia postale e già ieri pomeriggio è stato
disposto il primo atto d'indagine: l'ordine di esibizione,
all'Agenzia delle Entrate, di tutta la documentazione
relativa alla pubblicazione dei dati. Nel mirino del
magistrato sono destinati a finire i responsabili della
decisione di divulgazione dei redditi denunciati. Per
questo motivo saranno sentiti da pm e polizia postale
dirigenti e funzionari del fisco e tra loro Massimo Romano,
direttore dell'Agenzia delle Entrate.
Quanto alle
reazioni sulla vicenda, per Di Pietro la diffusione delle
dichiarazioni dei redditi su Internet va regolamentata, ma
la decisione dell'Agenzia delle entrate non deve essere
condannata a priori. Mentre Maurizio Gasparri, capogruppo
in pectore del Pdl al Senato, se la prende con Grillo: «Ma
perché il cominco urla? Nelle piazze insulta tutti e poi si
adira perché si viene a sapere che guadagna milioni di euro
l'anno?». Conclude Gasparri: «C'è un'altra casta, quella
dei professionisti dell'anticasta».
Intanto, sempre sul
fronte fiscale, è in calo ad aprile l'indice di fiducia dei
contribuenti italiani che arriva a toccare quota 16,42,
minimo storico del governo Prodi, ed aumenta l'evasione
fiscale del 2,63% arrivando a sfiorare i 313 mld di euro di
imponibile non dichiarato. Contribuenti.it rileva ad aprile
un calo di fiducia dei contribuenti italiani dell'1,2%:
oramai solo 1 italiano su sei ha fiducia nel fisco.
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04/05/2008