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La procura di Roma vuole vederci chiaro sulla pubblicazione dei moduli fiscali

Ora è Visco a finire nella «rete» I pm indagano sui redditi on line

E ora è lo stesso Visco a rischiare di finire nella «Rete»: quella della procura. Sarà infatti la magistratura a decidere se sia stata legittima o meno la messa in rete dei redditi denunciati dagli italiani per l'anno 2005. La procura di Roma ha deciso di mettere le mani sulla vicenda e proprio ieri ha aperto un fascicolo processuale, contro ignoti, ipotizzando il reato di violazione della privacy.

Se sarà necessario potrebbe essere convocato a piazzale Clodio anche lo stesso viceministro uscente dell'economia, al centro della bufera mediatica di questi giorni.
L'iniziativa, del procuratore aggiunto Franco Ionta, è stata adottata «d'ufficio», quindi senza alcuna sollecitazione esterna, ed ha anticipato anche le mosse del Codacons, il quale ha preannunciato due giorni fa esposti a 104 procure. L'ipotesi di lavoro degli inquirenti di piazzale Clodio è basata sul presupposto che la pubblicazione di dati, anche non sensibili (come ad esempio sono quelli sulla razza e sulla religione) è comunque sottoposta a cautele e modalità che non espongano a rischi i contribuenti. Secondo la stessa ipotesi di lavoro, se è vero che l'accessibilità a dati relativi ai redditi denunciati è regolamentata dalla stessa legge invocata da Visco, è altrettanto vero che la loro indiscriminata pubblicazione, ed internet è un veicolo di grande divulgazione, non solo non è consentita, ma potrebbe causare numerosi problemi, proprio per l'esposizione della posizione finanziaria, ai firmatari dei modelli 730 e 740.
Stesso discorso vale anche per coloro che avessero «scaricato» i dati dalla rete telematica ed intendessero servirsene in seguito, sempre on line. Al riguardo vale il precedente di Paolo Munzi di Rieti, attualmente sotto processo a Roma, che alcuni mesi fa fu autore del blog nel quale si faceva riferimento ad una lista di 162 docenti universitari indicati come appartenenti ad una presunta lobby ebraica.
Gli accertamenti del pm Ionta sono stati affidati alla polizia postale e già ieri pomeriggio è stato disposto il primo atto d'indagine: l'ordine di esibizione, all'Agenzia delle Entrate, di tutta la documentazione relativa alla pubblicazione dei dati. Nel mirino del magistrato sono destinati a finire i responsabili della decisione di divulgazione dei redditi denunciati. Per questo motivo saranno sentiti da pm e polizia postale dirigenti e funzionari del fisco e tra loro Massimo Romano, direttore dell'Agenzia delle Entrate.
Quanto alle reazioni sulla vicenda, per Di Pietro la diffusione delle dichiarazioni dei redditi su Internet va regolamentata, ma la decisione dell'Agenzia delle entrate non deve essere condannata a priori. Mentre Maurizio Gasparri, capogruppo in pectore del Pdl al Senato, se la prende con Grillo: «Ma perché il cominco urla? Nelle piazze insulta tutti e poi si adira perché si viene a sapere che guadagna milioni di euro l'anno?». Conclude Gasparri: «C'è un'altra casta, quella dei professionisti dell'anticasta».
Intanto, sempre sul fronte fiscale, è in calo ad aprile l'indice di fiducia dei contribuenti italiani che arriva a toccare quota 16,42, minimo storico del governo Prodi, ed aumenta l'evasione fiscale del 2,63% arrivando a sfiorare i 313 mld di euro di imponibile non dichiarato. Contribuenti.it rileva ad aprile un calo di fiducia dei contribuenti italiani dell'1,2%: oramai solo 1 italiano su sei ha fiducia nel fisco.

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04/05/2008










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