Prima di
fare ogni mossa si attendono dunque le denunce che, con
ogni probabilità, arriveranno nei prossimi giorni in
Procura a Roma. Che non mancheranno. Ad esempio il Codacons
ha già presentato una denuncia contro il viceministro per
l'Economia, Vincenzo Visco, presso 104 Procure della
Repubblica «per violazione della legge sulla privacy».
Spetterà ai magistrati valutare - anche sulla base del
rapporto dell'Autorità garante della privacy - se le
dichiarazioni dei redditi rientrino nei cosiddetti dati
sensibili e inviolabili come quelli attinenti gli
orientamenti politici, quelli legati alla confessione
religiosa o alla razza, agli orientamenti sessuali,
all'appartenenza a gruppi politici o partiti.
Secondo
la polizia postale, esiste un modo per bloccare la
diffusione dei dati, anche se è comunque molto difficile.
Nei casi di reati sessuali e pedopornografici commessi via
internet, ad esempio, gli esperti della polizia utilizzano
dei software che consentono, tramite una navigazione sotto
copertura, di «vedere» quanti utenti hanno il file
incriminato e quanti lo stanno scambiando. Gli stessi
programmi consentono anche l'individuazione degli utenti e,
dunque, di arrivare al sequestro del file. Per utilizzare
questi software, però, serve che sia stata configurata
dall'autorità giudiziaria una fattispecie di reato tale da
consentirne l'utilizzo. Finora, sottolineano alla polizia
postale, il via libera è arrivato solo per reati di
pedofilia e non, ad esempio, per quelli connessi al diritto
d'autore, per i quali sono comunque previste sanzioni
penali come nel caso della violazione della privacy. I file
dunque resteranno in rete almeno fino a quando la
magistratura non avrà deciso come procedere.
È comunque
molto difficile, una volta che i file finiscono nei
programmi utilizzati abitualmente per lo scambio di file
tra utenti («peer to peer») - tra i quali il più famoso è
Emule - riuscire a bloccarne la diffusione. Questo perchè i
file che vengono scaricati da ogni singolo utente finiscono
in una sorta di libreria, che è automaticamente a
disposizione di tutti gli altri utenti connessi. In
pratica, quando le dichiarazioni dei redditi sono state
pubblicate sul sito dell'Agenzia delle Entrate, qualcuno le
ha scaricate sul proprio Pc e successivamente le ha
inserite in un programma «peer to peer». Da quel momento,
ogni utente che ha cliccato su quei file per scaricarli li
ha a sua volta messi a disposizione di tutti gli altri
utenti.
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03/05/2008