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Nel milanese, un dirigente d'azienda e un operaio con precedenti specifici

Lo stipendio è poco, tentano rapina

MILANO Un colpo in banca, fallito, per due rapinatori un po' particolari. Antonio Canzanella, 40 anni, che si era rifatto una vita dopo una condanna per rapina: aveva un lavoro da dirigente di una piccola azienda di depurazioni a Garbagnate (Milano) con uno stipendio di circa 2.

000 euro al mese. L'altro è Oscar Terzi, 32 anni, operaio, residente a Senago (Milano), anche lui condannato per aver rapinato nel 2001 la stessa agenzia nella quale ha tentato di nuovo l'assalto ieri.
Hanno deciso la rapina perchè avevano fatto debiti e non sapevano come farvi fronte. «Avevamo bisogno di soldi, lo stipendio non ci basta più», hanno spiegato i due ai carabinieri che, dopo 20 minuti di paura e di tensione perché in mano ai due c'erano ostaggi, li hanno convinti ad arrendersi e condotti nel carcere di Monza con l'accusa di rapina a mano armata e sequestro di persona. I due ieri sono tornati al loro «vecchio» mestiere assaltando la filiale del Credito Artigiano di via Monte Resegone, a Cesano Maderno.
I due banditi, armati di pistola, travisati con parrucche e calzamaglia, guanti alle mani, verso le 10.25 sono entrati in banca. Pistola in pugno, hanno chiesto di consegnare subito tutti i soldi. Ma è scattato l'allarme (collegato con la caserma dell'Arma). Così, mentre era ancora in corso la rapina, sono arrivati i carabinieri, che hanno circondato la banca e isolato la zona. Quando i due rapinatori hanno sentito le sirene, hanno preso in ostaggio il direttore della banca, Aldo Losi, 45 anni, e uno dei cassieri, un uomo di 40 anni. Sono usciti dall'agenzia e, puntando la pistola alla testa degli ostaggi, hanno chiesto ai carabinieri di spostarsi e di lasciarli fuggire. Sono stati attimi di autentica tensione, ma i carabinieri devono aver intuito che quei due rapinatori non erano proprio degli sprovveduti, nè dei disperati disposti a trasformarsi in assassini e a farsi a loro volta uccidere. E non hanno ceduto: sono rimasti a sbarrare la strada coi mitra spianati. E allora, dopo 5 minuti lunghissimi di inutile trattativa, i due rapinatori hanno fatto dietrofront e sono rientrati nell'agenzia portandosi dietro gli ostaggi.
Il comandante della tenenza di Cesano Maderno, Mauro Maronese, e il comandante del Nucleo operativo della Compagnia di Desio, maresciallo Sebastiano Ciancimino sono allora entrati in banca e hanno convinto i rapinatori a deporre le armi, portandoli fuori in manette. «Ho detto loro che, se si arrendevano senza fare resistenza e con un buon avvocato, avrebbero avuto sicuramente un'altra chance di ricominciare nella vita», ha raccontato il tenente Maronese. «Loro ci hanno pensato per qualche attimo e poi hanno accettato. Ci hanno chiesto solo di non sparargli addosso».

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01/05/2008










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