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Interni Esteri

L'ex ministro della Giustizia della Lega

«Mastella un disastro ora serve un manager»

Maurizio Piccirilli
m.piccirilli@iltempo.it
«La questione è molto complessa. Certo è che la gestione Mastella è stata disastrosa». Roberto Castelli, senatore della Lega Nord e ministro di Giustizia tra il 2001 e il 2006 nel governo Berlusconi, affronta deciso l'argomento.

I problemi sollevati dagli agenti della Penitenziaria li conosce bene.
«Abbiamo uno dei corpi di polizia penitenziaria più importanti del mondo. Il rapporto è 1,1 detenuto per agente quando la media europea è di tre detenuti per un agente. Non parliamo poi degli Stati Uniti dove il rapporto è sette a uno. Quindi se dovessimo uniformarci all'Europa dovremmo ridurre il personale di un terzo».
Allora dov'è il problema?
«Succede che non si riesce a governare il fenomeno. I penitenziari tra l'altro sono scarsamente automatizzati. Negli Stati Uniti due agenti gestiscono ascenori e porte di una struttura che ospita 800 detenuti. Da noi serve un esercito. Poi c'è il problema Nord Sud».
Anche in questo ambito?
«Succede che la stragrande maggioranza degli agenti sono del Sud. Nell'ultimo concorso che è stato istruito durante la mia gestione i concorrenti più a nord erano di Napoli. Così si creano carenze di organici nelle carceri al nord perché comprensibilmente cercano tutti di tornare vicino casa. Ci vuole una forte volontà di arginare il fenomeno. Mastella ha fatto un disastro agevolando al massimo i rientri a casa. Il caso più eclatante che trovai quando ero ministro fu un penitenziario in una regione del Sud che aveva 40 agenti per meno di trenta detenuti».
Ma perché ai concorsi per la polizia penitenziaria non partecipano concorrenti del Nord?
«È una questione di immagine e di tradizione. La polizia penitenziaria e l'Amministrazione dello Stato in genere sono due sbocchi privilegiati per l'occupazione nelle regioni del Sud. Ma anche questa mentalità va cambiando e va cambiata».
Ritornando all'organizzazione. Qual è la sua ricetta per affrontare i problemi di gestione?
«In primo luogo bisogna usare la massima severità. Quando si vince un concorso, almeno per dieci anni non si deve poter cambiare sede. Lo capisco che tra carovita, affitti e quant'altro, diventa difficile ma capire non vuol dire lasciar fare. Secondo, si devono automatizzare al massimo i penitenziari. Terzo, gli agenti, come avviene anche per le altre forze di polizia, vengono distratti in altre funzioni. Metà degli agenti penitenziari sono impegnati nei trasferimenti dei detenuti. Molti negli uffici. Altri usufruiscono di permessi maturati per aver fatto ore straordinarie. Poi c'è l'assenteismo endemico tra gli statali. Tutto ciò mette in crisi l'apparato. È un lavoro di grande pazienza. Ci si deve confrontare con le decisione del Tar al quale ricorrono tutti coloro che non sono soddisfatti delle decisioni prese. Ricordo che volevo trasferire il direttore di un carcere perché combinava pasticci. Il Tar ha bloccato tutto e il direttore è rimasto al suo posto. Ci vuole volontà e determinazione. Ci sarà molto da lavorare, Mastella ha sbracato tutto».
Un duro lavoro per il prossimo inquilino del Ministero di via Arenula...
«È un posto per una persona appassionata di queste tematiche. Ci vuole un manager. Non un avvocato o un penalista. Non che non siano all'altezza, ma il Ministero va gestito in un altro modo. Il Dap (dipartimento affari penitenziari, ndr) in particolare ha bisogno di grandi capacità di management come se fosse un'azienda. Purtroppo succede che il ministro delega a un direttore generale e questi quando si trova di fronte a una serie di difficoltà si blocca. Tutti restano prigionieri del sistema senza riuscire a risolvere nulla. E lasciando fare si va avanti senza cambiare nulla».

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01/05/2008










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