Ieri
intanto è passata indenne anche per le vie di Ho Chi Minh,
nel sud del Vietnam, la torcia olimpica, nel suo ultimo
tratto di giro del mondo, prima di entrare domani in Cina.
In quello che si preannuncia come il primo di una serie
di processi, la giustizia cinese ha condannato gli
attivisti tibetani per aver ucciso 18 civili e per aver
partecipato ai moti, durante i quali sono andati distrutti
o seriamente danneggiati cinque ospedali, sette scuole, 120
case e 908 negozi, per un totale di 22 milioni di euro. In
particolare, un monaco e un autista sono stati condannati
al massimo della pena.
Intanto prosegue la diatriba tra
il governo tibetano in esilio e Pechino sulle cifre delle
vittime degli scontri del marzo scorso. Secondo la Central
Tibet Administration (Cta), il governo tibetano in esilio
in India, i morti sarebbero 203, i feriti oltre mille e
5.715 gli arrestati in Tibet dallo scorso 10 marzo, data di
inizio delle proteste a Lhasa, al 25 aprile.
Più basse
invece le stime riportate dalla stampa ufficiale di
Pechino, per i quali i morti sarebbero in tutto 23, mentre
sono 19 per Lhasa Radio. I feriti per i media cinesi sono
917, 405 per la radio; gli arrestati 2.226 per la stampa
cinese mentre 1.397 per la radio della capitale tibetana.
Ieri Pechino, che insiste nell'indicare nel Dalai Lama
il responsabile di tutti gli incidenti, ha di nuovo
invitato il leader tibetano a scegliere la via del dialogo
dopo aver auspicato un incontro formulato la settimana
scorsa. Nessuna risposta da Dharamsala, in India, dove il
Dalai ha tenuto una giornata di preghiera per le vittime
degli scontri. La polizia cinese ha scoperto una fabbrica
nel sud del Paese che produceva per tutto il mondo le
bandiere del governo tibetano in esilio, al bando in Cina,
ma che compaiono in tutte le proteste anticinesi e per la
libertà del Tibet che costellano il giro del mondo della
fiaccola olimpica verso i Giochi di Pechino 2008.
Dopo
quella in Corea del Nord, ieri nuova tappa «tranquilla» per
la fiaccola in avvicinamento alle Olimpiadi di Pechino.
Sessanta tedofori hanno portato la torcia per una decina di
chilometri fino allo stadio nei pressi dell'aeroporto di Ho
Chi Minh, l'ex Saigon. La torcia è stata scortata da
centinaia di agenti a piedi, in motocicletta, auto e
minivan fra due ali di folla festante, nella quale c'erano
molti cinesi, con bandiere rosse, striscioni e magliette
che inneggiavano alla Cina.
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30/04/2008