Da una parte almeno tremila cinesi, in
gran parte studenti con tanto di bandiera rossa, accorsi in
favore di Pechino 2008 (cinquemila secondo l'agenzia Nuova
Cina) e, dall'altra, i sostenitori del Tibet libero e della
causa degli uighuri, la provincia occidentale autonoma
dello Xinjiang (compresa tra Mongolia e Tibet) che chiede
l'indipendenza da Pechino. In aggiunta, al grido di «via i
cinesi» dal Sol Levante, sono scesi in campo gli estremisti
di destra giapponesi esibendo il proprio miglior
repertorio, anche fisico, «contro l'imperialismo comunista
della Cina».
La fiaccola, partita in leggero anticipo
dal blindatissimo parcheggio a poche centinaia di metri dal
tempio di Zenkoji perchè i monaci buddisti si erano
rifiutati di ospitarla per solidarietà con i fratelli
tibetani (ai quali hanno dedicano oggi una sessione di
preghiere), è pressochè sparita agli sguardi della folla
accorsa comunque numerosa (malgrado i temuti disordini) a
seguire la manifestazione tra eccezionali misure di
sicurezza. Oltre centro agenti, di cui 5 in tenuta speciale
antisommossa, a formare un muro risultato invalicabile, e
altri 3.000 mobilitati ai margini del tragitto, più agenti
in moto e un furgone a fare da ariete davanti al corteo
olimpico.
Disponibile ad un incontro con la Cina purchè
il dialogo «sia serio»: questa la risposta del Dalai Lama,
al suo rientro in India dal viaggio negli Stati Uniti,
all'offerta di un incontro in tempi ravvicinati con suoi
emissari fatta nei giorni scorsi dalla Cina e salutata
subito con favore dall'Ue, dagli Stati Uniti e da singoli
paesi europei come Francia, Gran Bretagna e Germania.
«
Anche se non abbiamo ancora avuto informazioni precise da
Pechino, è una buona cosa parlare - ha detto il Dalai Lama
- Vogliamo però discussioni serie su come placare i
risentimenti dei tibetani e un esame approfondito del
problema Tibet. Un incontro mirato solo a tranquillizzare
l'opinione pubblica internazionale non servirebbe». Il
Dalai Lama, incontrando la settimana scorsa negli Stati
Uniti gruppi di studenti cinesi, si era intrattenuto con
loro a parlare della situazione in Tibet, insistendo sul
fatto che la piena verità su quanto accaduto non è ancora
venuta alla luce.
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27/04/2008