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TEHERAN Il prezzo di oltre 115 dollari al barile raggiunto ...

TEHERAN Il prezzo di oltre 115 dollari al barile raggiunto dal petrolio non è ancora troppo alto, secondo Mahmud Ahmadinejad, presidente di un Paese, l'Iran, che è il quarto produttore al mondo di greggio. Prendendo in considerazione il deprezzamento del dollaro e in generale l'inflazione mondiale, ha affermato Ahmadinejad, «il valore reale del prezzo del petrolio è ancora inferiore agli anni '80».


Ahmadinejad, che parlava durante una visita ad una esposizione sull'industria petrolifera e petrolchimica, ha inoltre addossato ai governi e alle compagnie petrolifere occidentali gran parte dei disagi provocati ai consumatori dall'impennata dei prezzi nelle economie industrializzate, tra le quali dunque l'Italia. Con la vendita del greggio, ha detto, essi «vogliono fare più soldi dei Paesi produttori». «Questo - ha avvertito - è uno spirito di arroganza ed egoismo che presto finirà».
«Alcuni - ha detto il presidente iraniano riferendosi ai maggiori Paesi consumatori - pensano che il petrolio appartenga a loro e che nei Paesi produttori venga solo conservato per loro. Per questo cercano di averlo a prezzi bassi, ma quando lo forniscono alle loro popolazioni fanno più soldi dei Paesi produttori». Un'accusa implicita, dunque, contro i guadagni delle compagnie ma anche contro la speculazione e le tasse imposte sui prodotti raffinati, come la benzina.
Proprio da domani a Roma si riuniscono tutti i grandi paesi produttori e i principali player del settore energetico che partecipano alla due giorni dell'Energy Forum. Sul tavolo le tensioni, sempre crescenti, dei mercati internazionali, le quotazioni del barile e del gas, la sicurezza energetica.
Il greggio iraniano, e in generale quello dei Paesi Opec, la cui produzione copre circa il 40 per cento del fabbisogno mondiale, viene venduto ad un prezzo inferiore rispetto al «light sweet crude» quotato a New York, che ieri ha toccato i 117 dollari al barile. Secondo gli ultimi dati dell'Opec, il prodotto della Repubblica islamica, di qualità inferiore, è stato venduto in media a 96,68 dollari al barile nel mese iraniano tra il 20 febbraio e il 20 marzo scorsi, periodo in cui il greggio sul mercato statunitense è arrivato quasi a 112 dollari.
Calcolare il valore reale dei prezzi basandosi sulla moneta americana è comunque, secondo il presidente iraniano, un'operazione «ingannevole», a causa della svalutazione del biglietto verde. Tale fenomeno non sembra tuttavia sufficiente a coprire gli svantaggi per i mercati europei. Infatti, se è vero che negli ultimi cinque anni l'euro si è rivalutato del 45 per cento sul dollaro, il prezzo del petrolio - in dollari - è salito di oltre il 300 per cento.
Ma secondo Ahmadinejad c'è un altro fattore che contribuisce a ridurre i vantaggi per gli esportatori: quello dell'inflazione importata con i prodotti acquistati dai Paesi più avanzati, sul cui aumento incidono i costi delle fonti di energia.

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20/04/2008










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