È seduta su una sedia in
una stanza a due letti nel reparto di chirurgia d'urgenza
dell'ospedale San Filippo Neri, l'universitaria africana
accoltellata e violentata nei giorni scorsi da un romeno,
non fa che ringraziare, in inglese, i suoi salvatori.
Insieme con, lei in ospedale, ci sono la madre con la quale
abita, e un'amica. In serata è andata a trovarla un collega
del corso che sta frequentando alla Sapienza, anche lui
straniero, di origine serba. «Sono ancora scossa per quanto
mi è successo ma sono salva. Voglio lanciare un messaggio -
ha detto la giovane - alle due persone che erano a bordo di
una macchina bianca e che hanno dato l'allarme ai
carabinieri. Sono degli angeli e vorrei incontrarli».
La trentunenne, figlia di un funzionario
dell'ambasciata del Lesotho, si è laureata nel suo paese e
sta frequentando un Master in Economia all'Università La
Sapienza di Roma. È arrivata nella capitale nel novembre
scorso proprio per seguire il corso post-universitario e,
al termine degli studi, a dicembre, tornerà nel suo paese
d'origine. È per questo che non parla l'italiano e si
esprime solamente in inglese.
La giovane è fuori
pericolo. Secondo quanto accertato dai medici del San
Filippo, dove è stata ricoverata d'urgenza, oltre al taglio
all'addome aveva evidenti segni di violenza sessuale. È
ancora sotto choc e soltanto a frammenti, ricostruisce la
brutta avventura. L'aggressione subita dal romeno,
arrestato dai carabinieri, che l'ha afferrata all'uscita
della stazione e l'ha trascinata in un punto nascosto: «Mi
ha accoltellata» e poi l'ha violentata. Nonostante tutto,
aggiunge «Voglio continuare gli studi qui a Roma». Gli
inquirenti hanno accertato che il romeno arrestato, Joan
Rus, 37 anni, ha fatto tutto da solo. La notizia
dell'aggressione ha lasciato sgomenti i vicini di casa
della giovane vittima che abita in una villetta con
ingresso singolo all'Olgiata.
«Una bella ragazza,
semplice e solare, per niente appariscente, normale come ce
ne sono tante della sua età». «È una famiglia di bravissime
persone - raccontano altri due vicini - sono molto
discrete, non si sentono e non si vedono». «Non conosco la
ragazza - dice una donna che abita in una palazzina vicina
- ma vedo ogni mattina la macchina dell'ambasciata che
viene a prendere la signora».
La villetta dove abita la
giovane con la famiglia si trova in una stradina circondata
da altre villette o palazzine a due piani abitate da molti
stranieri.
«Non la conosciamo - dicono due ragazze
moldave - anche noi facciamo sempre quel tragitto per
tornare a casa ma non abbiamo mai avuto problemi».
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20/04/2008