Nella casa di tutti
i popoli, in quell'ONU che vede, oggi, la presenza di ben
192 nazioni. La quarta volta di un Papa dopo il profetico
intervento di Paolo VI nel 1965 e i due appassionati
interventi di Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995. Le
condizioni sono profondamente mutate. Non c'è il pericolo
di un conflitto atomico, è finita la «guerra fredda», è
caduto il Muro di Berlino; sulle macerie delle ideologie è
esplosa la globalizzazione. E c'è il terrorismo ad
alimentare le paure collettive, violenza che alligna fra
gli intestizi delle ingiustizie sociali ed economiche che,
spesso, si nutre, di fanatismo religioso. Papa Ratzinger si
distingue dai Papi che lo hanno preceduto perchè cerca di
andare ai fondamenti della questione sui diritti umani,
affrontandola dal vesante filosofico. Una filosofia
razionale, la filosofia razionale dei diritti fondamentali
dell'uomo, potremmo osservare. Benedetto XVI denuncia
subito il paradosso di un mondo in crisi a causa della
subordinazione alle decisioni di pochi. Sia il potere delle
caste o di pochi privilegiati che angariano interi popoli,
sia il potere della scienza.
«Nonostante gli enormi
benefici dei risultati delle scoperte della ricerca
scientifica e tecnologica, alcuni aspetti delle loro
applicazioni rapprentano una chiara violazione dell'ordine
della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene
contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa
persona umana e la famiglia vengo derubate della loro
identità naturale». La scienza «per» l'uomo si rivolge
«contro» l'uomo fino ad intaccare quello che di più
prezioso Dio ci ha messo a disposizione che è l'ambiente
naturale. Il Papa richiama il «principio della
responsabilità da proteggere», espressione che gira negli
ambienti diplomatici, e che ricorda quella di «ingerenza
umanitaria» più volte invocata da Giovanni Paolo II durante
la guerra nei Balcani, ovvero il diritto della comunità
internazionale di intervenire laddove uno Stato non riesce
ad assolvere al dovere primario di proteggere la propria
popolazione da violazioni gravi.
La responsabilità di
proteggere fa riferimento alla dignità umana, ai suoi
diritti inviolabili. Essi - secondo il Papa - non possono
mai essere ridotti a calcolo di parte, ad interessi
particolare. Ovviamente i diritti umani devono icludere il
diritto di libertà religiosa. Benedetto Xvi insiste sulla
dimensione pubblica della fede, sul diritto di cittadinanza
della religione. «È perciò inconcepibile - dice il
Papa-teologo - che dei credenti debbano sopprimere una
parte di se stessi, la loro fede, per essere cittadini
attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio
per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati
con la religione - prosegue Papa Ratzinger - sono quanto
mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in
conflitto con l'ideologia secolare prevalente o con
posizioni di una maggioranza religiosa di natura
esclusiva». Chiaro il riferimento agli Stati dittatoriali o
a quelli teocratici.
Le Nazioni Unite rimangono, nel
discorso del Papa un luogo privilegiato nel quale la Chiesa
è impegnata a portare la propria esperienza «in umanità». A
cominciare dai diritti alla persona basati e modellati
sulla sua natura trascendente. «Il riconoscimento di questa
dimensione - conclude Bendetto XVI - va rafforzato se
vogliamo sostenere la speranza dell'umanità in un mondo
migliore, e se vogliamo creare le condizioni per la pace,
lo sviluppo, la cooperazione e la garanzia dei diritti
delle generazioni future».
Vai alla homepage
19/04/2008