Sembra così cadere nel
vuoto l'ultimatum di 72 ore ai miliziani combattenti
intimato da al Maliki per la resa e la consegna delle armi,
poi esteso fino all'8 aprile e incentivato anche con
un'offerta di denaro.
Intanto, secondo stime
semi-ufficiali e prudenti, a Bassora, nella capitale e
nelle altre città dove si è combattuto, il numero dei morti
supera 280, e quello dei feriti raggiunge il migliaio.
Apparentemente le cifre più alte sono state registrate
nel grande sobborgo sciita Sadr City di Baghdad, dove
secondo fonti ospedaliere almeno 133 persone sono morte e
altre 647 sono rimaste ferite.
A Bassora, dove la notte
scorsa i caccia americani hanno bombardato per il secondo
giorno obiettivi degli insorti, i mumeri variano tra 23 e
50 morti, e 300 feriti.
Nella vicina Nassiriya, dove le
forze di sicurezza hanno ieri fatto sapere di avere la
situazione sotto controllo dopo i violenti combattimenti
dei giorni scorsi, sono morte almeno 36 persone, di cui
quasi la metà civili, e oltre 50 sono rimaste ferite.
A
Kut, sempre nel Sud del Paese, i morti sono almeno 50,
mentre un'altra decina di morti e numerosi feriti sono
stati registrati in varie località della provincia di
Babilonia.
A Baghdad, che ieri è rimasta sotto il
coprifuoco per il secondo giorno consecutivo, sono inoltre
rimaste uccise almeno 19 persone a causa di tiri di mortaio
caduti sulla Zona Verde, sul quartiere di Khadimiya e in
altre zone, e 12 morti ci sono stati anche nella città
santa sciita di Kerbala, interessata dagli scontri solo
nelle ultime 24 ore.
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30/03/2008