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Interni Esteri

Crisi nel TibetIl capo dei buddisti pronto all'incontro

Bush: «È interesse della Cina dialogare con il Dalai Lama»

Il governo cinese ha ammesso, ufficialmente, per la prima volta che fra le 19 vittime degli scontri a Lhasa ci sono anche tre tibetani, oltre ai cinesi Han. Il vice presidente della Regione Autonoma del Tibet, Baema Chilain, ha anche aggiunto che le proprietà dei tibetani sono state danneggiate allo stesso modo di quelle dei cinesi han.

Ieri la stampa cinese non ha taciuto neppure l'incidente occorso l'altro ieri durante la visita dei giornalisti stranieri nella capitale tibetana, quando 30 monaci hanno fatto irruzione nella sala gridando alla repressione cinese.
E mentre il Dalai Lama, dalla sede indiana del governo in esilio, lancia un nuovo appello per riavviare il dialogo con la Cina con l'intenzione di trovare una soluzione pacifica alla crisi tibetana il presidente americano Bush ribadisce che è «nell'interesse dei dirigenti cinesi avere colloqui con i rappresentanti del Dalai Lama». Il presidente Bush, nella conferenza stampa alla Casa Bianca in occasione della visita del premier australiano, Kevin Rudd, ha infatti detto, rispondendo a una domanda sulla repressione in Tibet, di avere sollecitato il presidente cinese, Hu Jintao, in una recente conversazione telefonica, «a usare moderazione» nel trattare con le proteste nella regione del Tibet. Sono state queste le sue prime dichiarazioni pubbliche sulla crisi in Tibet. Il presidente Bush aveva in precedenza dichiarato che andrà a Pechino il prossimo agosto per seguire le Olimpiadi. La presidente della Camera dei rappresentanti americana, Nancy Pelosi - che venerdì scorso aveva incontrato nel suo esilio indiano a Dharamsala il Dalai Lama - ha definito sbagliato un eventuale boicottaggio dei Giochi di Pechino. «Danneggerebbe i nostro atleti che hanno lavorato duramente per prepararsi a quelle competizioni».
A Brdo in Slovenia, dove si sta svolgendo il Consiglio informale dei ministri degli esteri europei, si è alzata la voce autorevole di Solana, Alto Rappresentante per la Politica estera della Ue: «Io ci andrò. L'unità dell'Unione europea in politica estera non si può misurare sul fatto che qualcuno andrà e qualcuno no alle Olimpiadi di Pechino. La questione importante è che insieme mandiamo tre messaggi alla Cina: il primo è che ogni cultura va riconosciuta e rispettata; il secondo è che devono finire le violenze in Tibet; il terzo è che tutto si deve risolvere pacificamente».

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29/03/2008










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