«Il limite
sopportabile è di 65mila detenuti. O si rendono disponibili
nuovi penitenziari o si dovrà fare un altro indulto,
tertium non datur».
Un altro indulto senatore?
«Se
si vuole continuare a vivere in un paese demenziale sì. Se
invece si vuole risolvere il problema dobbiamo costruire
almeno venti nuove carceri. Sono già state progettate, ma
per farle serve un forte finanziamento».
L'ultima
Finanziaria ha stanziato 70 milioni per l'edilizia
carceraria.
«Una goccia nel mare. Con quei soldi si
possono fare solo due carceri di 400 persone l'uno. Invece
servono subito diecimila posti in più».
Quali gli
interventi più urgenti?
«Bisogna reperire edifici vuoti
per mandarci i detenuti a bassa pericolosità che
necessitano di poca sorveglianza. E poi chi è stato
condannato deve essere mandato in carceri anche lontane da
dove è stato giudicato. In Sardegna ci sono penitenziari
semideserti, mentre San Vittore a Milano è stracolmo, e gli
immigrati sono il 75 per cento del totale. Per trovarci un
lombardo bisogna cercarlo col lanternino».
Molti
detenuti aspettano troppo tempo prima di ottenere giudizio.
Questo non aggrava il problema?
«Non è determinante. La
maggior parte di chi è in attesa di giudizio viene
condannato. Nella prossima legislatura servirà un grande
sforzo per reperire molti più fondi. Tutti hanno capito
l'assurdità dell'indulto. Siamo il Paese dei paradossi:
abbiamo il minor numero di detenuti dei Paesi del mondo
occidentale e le carceri più sovraffollate. Solo nei cinque
anni del nostro Governo la ricezione è aumentata di seimila
unità. Per essere in media con l'Europa la capienza
dovrebbe
arrivare a centomila».
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15/03/2008