Quindi,
l'ipotesi al momento più accreditata da polizia e procura è
che Francesco e Salvatore siano fuggiti dall'auto del padre
che li aveva prelevati da piazza delle Quattro Fontane, si
siano nascosti nel casolare e siano caduti nel pozzo.
Questa ricostruzione dei fatti - secondo l'accusa - non
smentisce, anzi avvalora, le indagini finora svolte e
conferma la credibilità di tutti i testimoni. La tesi della
tragedia però, suffragata anche dal fatto che ulteriori
esami medico-legali compiuti ieri sera a Bari non hanno
evidenziato segni di violenza, secondo gli investigatori
non esclude che Filippo Pappalardi, il papà delle vittime,
abbia avuto un ruolo nella vicenda. Responsabilità, ben
inteso morali, forse appesantite dalle presunte, false
dichiarazioni che l'uomo ha reso nel corso delle indagini e
da un tentativo di depistaggio.
Ma questi elementi
sono sufficienti a far restare in carcere l'indagato?
Incrociando il ragionamento della polizia con quello che si
vocifera in procura, emergono anche i motivi in base ai
quali la pista della tragedia viene privilegiata: è quella
che dà credibilità a tutti i testimoni finora ascoltati (al
momento della scomparsa i fratellini erano in piazza delle
Quattro Fontane a giocare con tre amici), al fatto che i
bambini stessero giocando con palloncini pieni d'acqua (nei
pantaloni di Francesco è stato trovato un palloncino rosa),
conferma il racconto del baby-testimone (che dice di aver
visto i ragazzini salire sull'auto del loro papà alle
21,30) ed è compatibile con il contenuto dei colloqui
intercettati a Pappalardi.
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02/03/2008