La ricerca, guidata da Regina Betz
del Bonn's Institute of Human Genetics, è pubblicata online
su «Nature Genetics» e comparirà in marzo sulla versione
cartacea della rivista.
Studiando persone colpite da
due malattie ereditarie apparentemente opposte, ma in
realtà correlate, Betz e colleghi hanno scoperto il ruolo
del gene P2RY5 nel condizionare quantità e aspetto dei
capelli. E ora sperano in una vera svolta nello sviluppo
dei farmaci anticalvizie.
L'equipe tedesca è partita
dal Dna di pazienti dell'Arabia Saudita affetti da
Ipotricosi simplex, una malattia rara ereditaria che causa
una perdita progressiva di capelli fin dalla prima
infanzia.
In questi malati, dopo 6 anni di ricerche,
gli studiosi hanno evidenziato mutazioni del gene P2RY5,
che codifica per un recettore localizzato sulla superficie
dei follicoli piliferi. Un attore 'chiavè nel meccanismo di
crescita dei capelli, come hanno confermato altre ricerche
condotte dagli scienziati su famiglie pakistane colpite da
un'altra patologia rara.
Questi pazienti presentano
cioè capelli lanosi, secchi e distribuiti su tutto il cuoio
capelluto in ricci strettissimi. Capelli malati, ma non a
rischio caduta. Ebbene, il gene P2RY5 risultava mutato
anche in queste persone. Gli autori hanno inoltre
identificato la sostanza che attiva il gene P2RY5: l'acido
lisofosfatidico (LPA).
Alla luce delle nuove
conoscenze sarà quindi possibile indirizzare le ricerche
sulla calvizie per selezionare nuove molecole efficaci.
È questa l'ennesima riprova di quanto sia utile oltre
che importante fare ricerca sulle malattie rare, perché
fornisce conoscenze di base per avanzamenti nella ricerca
medica di malattie comuni come l'alopecia.
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25/02/2008