[...] sui corpi delle quattro vittime della strage di Erba (Como) e finisce, di fatto, per proiettare metaforicamente in aula il film della terribile serata dell'11 dicembre 2006. Ma l'orrore si avverte.
Olindo Romano e Rosa Bazzi, gli imputati, nel frattempo assistono anche a quest'udienza imperturbabili. Non ridono, come altre volte. Cosa che ha irritato Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime, il quale dal carcere di Vigevano, dove si trova per una vicenda di droga, scrive: «Ridano, ridano ora, perché non si vedranno più per tutta la vita e vivranno nella peggiore delle situazioni la loro solitudine».
Ad Azouz, sua moglie Raffaella e il suo «angelo», Youssef, mancano troppo perché possa essere in aula e sentire «come sono stati ammazzati». Come ciò è accaduto è stato ricostruito da Scola, sulla scorta dell'autopsia: «Prima è stata colpita Raffaella Castagna, poi sua madre, poi il bambino, che era il meno pericoloso». Per massacrarli furono usati un corpo contundente e due armi da taglio (una spranga e due coltelli nella confessione, poi ritrattata, dei coniugi Romano).
Colpi (18 quelli d'arma da taglio, più o meno gravi, che raggiunsero la sola Raffaella) inferti «con intensità diversa». La donna e sua madre, Paola Galli, furono colpite al capo «con notevole intensità», subendo lesioni devastanti, poi furono sgozzate. Meno profonde, salvo quelle alla gola del colpo di grazia, le ferite causate da due diversi coltelli. Raffaella non riuscì a difendersi, ci provò sua madre.
Quindi fu la volta di Youssef, e il racconto di Scola ha fatto scendere il gelo in aula: «Il bambino morì dissanguato, tanto che durante l'autopsia non trovai sangue per l'esame ematico. La lama fu reiteratamente mossa all'interno della ferita per causare più danni possibili». Anche Youssef si difese, ma fu schiacciato sul divano, tanto che sul volto presentava segni di una mano che lo premeva.
Valeria Cherubini, la vicina di casa, morì invece a causa del fumo dell'incendio appiccato da chi voleva distruggere i corpi. Anche lei fu colpita alla testa, non in modo mortale; ci fu una colluttazione e fu raggiunta da svariate coltellate; si rifugiò nel suo appartamento al piano di sopra. Anche lei fu sgozzata. Suo marito, Mario Frigerio, trovato rantolante sul pianerottolo, per il medico del 118, Mario Fazzari, che arrivò quella sera, era «cosciente, anche se non riusciva a parlare». Un inferno ricostruito dall'ingegner Massimo Bardazza, altro consulente, ad avviso del quale per appiccare le fiamme fu usato liquido infiammabile comunemente utilizzato per accendere caminetti oppure nei campeggi.
Vai alla homepage
05/02/2008