Il veterano del
Vietnam, soprannominato anche «Big Mac», come prevede il
regolamento in Florida, «the winner takes all», fa incetta
di tutti i 57 delegati. Per i Democratici, una vittoria
anche se simbolica va a Hillary Clinton, con il 49,7% dei
voti, e niente delegati per la decisione del partito di
punire lo stato per aver anticipato le primarie.
Non si
può dire che i sondaggi in questi giorni non lo avessero
preannunciato, ma Rudy aveva lo stesso puntato tutto sulla
Florida, investendo «anima e cuore», una sconfitta che è
stata una vera batosta anche economicamente perché il
candidato repubblicano ha sborsato quasi il doppio dei suoi
avversari, quasi 17 milioni di dollari, con una campagna
elettorale serrata durata circa quaranta giorni e ignorando
sistematicamente gli altri stati con la convinzione che da
lì sarebbero usciti sono tanti vincitori e non un
front-runner. Cosa può essergli stato tanto fatale?
Sicuramente non gli hanno giovato, soprattutto tra i più
conservatori, la sua posizione a sostegno dell'aborto o dei
gay, così come non gli ha giovato l'attacco frontale del
New York Times definendolo «un uomo vendicativo, di vedute
ristrette e ossessionato dalla segretezza, la cui arroganza
e incapacità di giudizio tolgono il respiro». Ed infine gli
hanno chiuso la porta le due personalità repubblicane di
spicco dello stato del sole, il senatore Mel Martinez ed il
governatore Charlie Crist, che invece si sono schierati per
McCain.
Cosa si prospetta per lui ora? Sembra scontato
il suo abbandono della corsa alla Casa Bianca, una
decisione che dovrebbe annunciare entro il prossimo
mercoledì quando ci sarà il dibattito in California alla
Reagan Presidential Library. Lì dovrebbe fare anche un
altro annuncio, il suo quasi certo sostegno a McCain, Ed
intanto anche i Democratici hanno perso un pezzo, John
Edwards ha, infatti, deciso, dopo aver perso in quattro
stati, di abbandonare la corsa e lo ha annunciato durante
un discorso a New Orleans.
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31/01/2008