Secondo i legali che hanno presentato il ricorso di un gruppo di associazioni (Madre Provetta, Amica Cicogna, Warm e altre) da subito e per tutte le coppie è quindi possibile la diagnosi preimpianto: oggi l'esame è vietato e le donne rischiano di dovere abortire successivamente se l'embrione non è sano.
Ma andiamo a vedere come è nata la pronuncia del tribunale amministrativo: per i giudici le linee guida sulla legge 40 sono illegittime per eccesso di potere. Si è fatto riferimento in particolarea alla legge che consente una sperimentazione e una ricerca terapeutica sull'embrione, per affermare la fondatezza e la legittimità della diagnosi genetica preimpianto. Quindi, come ha spiegato Gianni Baldini, il legale che ha assistito nel ricorso l'associazione Madre Provetta, «la diagnosi genetica preimpianto, in forza di una interpretazione costituzionalmente orientata della legge, deve ritenersi del tutto legittima».
E non è finita. La III Sezione del Tribunale Amministrativo ha sollevato anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 commi 2 e 3 della legge 40/04, nella parte in cui prevede per il medico la possibilità di produrre un numero di embrioni non superiore a tre e l'obbligo del contemporaneo impianto. Una norma che risulterebbe in contrasto sia con l'articolo 3 sia con l'articolo 32 della Costituzione, in quanto a fronte di una tutela dell'embrione relativa, il bilanciamento degli interessi espresso dalla norma non risulta corretto perchè non terrebbe conto delle variabili quali la salute, l'età, le esigenze sanitarie nel caso concreto, le specifiche cause della sterilità della coppia.
«Una grande vittoria per la giustizia italiana, in cui ho sempre avuto fiducia». È raggiante il ginecologo Severino Antinori, presidente della Warm, la World Association for Reproductive Medicine, una delle associazioni ricorrenti: «Abbiamo condotto una battaglia legale per la difesa dei diritti umani. E finalmente la giustizia ha trionfato. Entro breve riprenderemo a effettuare le diagnosi preimpianto, ma non si tratterà di eugenetica, solo di ricerca di patologie precise».
«In questo modo - ha spiegato Antinori - eviteremo non solo il turismo procreativo, a cui sono state costrette le coppie italiane in questi anni, ma anche ridurremo ulteriormente il numero degli aborti perchè eviteremo l'impianto, obbligatorio fino a oggi, anche degli embrioni malformati o gravemente malati».
Marino Collacciani
24/01/2008