Ieri è stato un giorno cruciale
anche per le alleanze in vista del rush finale. Barack
Obama ha incassato l'appoggio dell'ex candidato presidente
John Kerry e la Clinton punta a contrastare altri appoggi
importanti che il senatore nero ha appena ricevuto a Las
Vegas. Il potente sindacato dei lavoratori alberghieri è
infatti pronto a schierare i suoi 60.000 addetti al fianco
di Obama: un aiuto importante in uno stato dove il metodo
di voto, come in Iowa, privilegia chi ha la migliore
organizzazione sul terreno. Dopo un giorno di riposo per
riprendersi dalle fatiche del New Hampshire, la Clinton è
quindi volata nel West, a caccia di soldi e voti.
I
repubblicani, intanto, sono sparpagliati in mezza America,
John McCain, il vincitore delle ultime primarie, punta a
battere Mitt Romney anche in Michigan, dove i repubblicani
votano il 15 gennaio. Lo stato nella regione dei Grandi
Laghi rischia di diventare un'ultima spiaggia per l'ex
governatore del Massachusetts. Romney è nato in Michigan,
suo padre fu governatore dello Stato: se l'ex manager non
riuscisse a imporsi in casa sua, è la tesi predominante, la
campagna del candidato mormone entrerà in crisi. Giuliani
continua a scommettere tutto sulla Florida, uno degli Stati
decisivi per numero di delegati. Lo stesso che decretò la
prima vittoria, contestatissima, di George Bush contro
l'allore "vice" di Clinton e recente premio Nobel per la
pace, Al Gore.
11/01/2008