La loro popolarità discende soprattutto dai risultati ottenuti nel settore della sicurezza. L'anno scorso si sono contati in città (8 milioni e mezzo di residenti) "solo" 494 omicidi, già un buon successo rispetto ai 596 dell'anno precedente ma buonissimo se si considera che nel 1990 furono 2.245. Durante il periodo della sua amministrazione, Giuliani riuscì a fare dei 36.000 poliziotti newyorchesi un corpo efficientissimo, e anche oggi non c'è stazione della metropolitana, non c'è strada, non c?è zona a rischio, dove non s'aggiri un «corvo nero» con tanto di placca luccicante sul petto e pistolona alla cintola. Attraverso questa figura emblematica della protezione, sempre e dovunque presente, si è riusciti a ridurre i reati in maniera assai netta. Basti pensare che gli omicidi avvenuti nel 2007 (78) a Manhattan e Staten Island, due dei cinque «bouroughs» di New York, in complesso un paio di milioni di abitanti, sono stati di meno di quelli di Napoli e del suo circondario più influenzato dalla camorra (110) dove vive un pari numero di persone. Nelle grandi città che non hanno avuto sindaci tipo Giuliani e Bloomberg, vedi Los Angeles e Detroit, la criminalità dilaga.
Ciò che né i poliziotti né la politica della cosiddetta "tolleranza zero" sono riusciti a fermare a New York è però la diffusione delle bande giovanili. Si calcola che siano circa 15.000 i ragazzi aderenti alle nuove forme di delinquenza organizzata, irreggimentati non solo sotto il profilo etnico, ma perfino sotto quello para-militare. La banda più nutrita, quella dei Bloods, formata da neri che scorrazzano per Harlem, il Bronx e Brooklyn, ha 5.000 membri che vestono di rosso e di nero. Seguono i Latin Kings, 1.500 ispanici in bianco e nero, i Crips di Harlem in grigio verde, i portoricani Netas di Brooklyn (2.000) in bianco, rosso e nero , i Dominicans del Bronx sempre coperti dai colori della bandiera dominicana. Fino a qualche anno fa i più pericolosi erano i neri Crips, ora sono gli ispanici divisi per etnie: qui i portoricani, lì gli immigrati da El Salvador o i cubani. Gli italo-americani s'intruppano tra i Latin Kings, i cinesi tra i Flying Dragoons, i messicani tra i Los Ninos Malos.
Secondo le statistiche giudiziarie, le bande giovanili compiono il 37 per cento dei reati di New York. Portano la droga davanti alle scuole, rubano carte di credito, ricattano i coetanei, esigono il pizzo dai commercianti alla stregua dei mafiosi. Le contrasta una forza di 250 poliziotti, ma non basta perché la guerra tra bande giovanili per il controllo del territorio provoca omicidi assai difficili da indagare. Ai Crips, per esempio, s'attribuiscono almeno 13 delitti commessi nel 2007.
In sostanza, il successo evidente degli ultimi sindaci è avvenuto attraverso la mobilitazione della polizia. Dove non è questione di prevenzione a colpi di manganello o a quantità di pattuglie, né Giuliani, né Bloomberg, possono dire di aver raggiunto degli obiettivi apprezzabili. Ciò non toglie che tanti americani preoccupati dal possibile delinquente nascosto dietro l'angolo si fidino di loro.
Roberto Ciuni
11/01/2008