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Interni Esteri

«Faccio come voglio» Poi apre il fuoco

Matteo Vincenzoni
m.vincenzoni@iltempo.it
«A casa mia faccio come mi pare, so' cavoli miei di quello che faccio io. Capito?». Per il sindaco di Guidonia, Angelo Spagnoli è una persona normalissima. Per altri, per chi lo conosce, per chi gli abita accanto, è un uomo strano, schivo.

Silenzioso, quello sì. «Usciva soltanto per portare il cane, fuffi, a fare i suoi bisogni», racconta un vicino. Che aggiunge: «Era un cane molto vecchio».
Spagnoli è così. Di lui, soprattutto i vicini, sanno poco. Pochissimo. Lo raccontano alto, otto centimetri meno dei due metri, biondo sul rossiccio, mascella quadrata da marines americano. Ufficiale dell'Esercito, «lo abbiamo visto in divisa fino al 2001», racconta un altro vicino. Dopo, non si sa. Nessuno sa dire come vivesse. Aveva avuto un matrimonio con un medico di Montecelio, un Paese vicino. Ma è durato poco, appena tre anni. Poi Spagnoli era tornato a vivere con la madre e la sorella. Lavorava in campagna, si dedicava alla cura dell'orto. Tutto qua.
Che cosa gli sia scattato nella testa è ancora un mistero. Angelo Spagnoli era un capitano del genio, per questo motivo è stato in grado di maneggiare con destrezza trappole e congegni esplosivi. Ha avuto problemi neurodepressivi. Un vicino ha assistito alla scena della scintilla. Racconta: «Angelo era sul terrazzo, lo stava spargendo di benzina. È passato un vicino e gli ha detto: "Ma che stai facendo, che cos'è quel fuoco?". Angelo gli ha risposto in maniera brusca: "Fatti i cazzi tuoi". E quello insisteva: "Ma che fai? Guarda che quello non è un barbecue". Angelo gli ha continuato a rispondere male. La discussione è salita di tono, hanno alzato tutti e due la voce». E poi? «Poi il vicino gli ha fatto: "Dimmi che stai facendo o chiamo i carabinieri"». A quel punto Angelo grida «Non mi rompere i coglioni». Va via, entra in casa e ritorna armato. Poi gli spari. Narra ancora il testimone: «Quell'uomo cade a terra, era in una pozza di sangue. C'era un cellulare vicino alla pozza di sangue, segno che evidentemente aveva tentato davvero di avvertire le forze dell'ordine». Un vigilantes si è avvicinato e dopo uno scambio di battute spara anche a lui. Poi l'escalation della follia. Ha sparato con una carabina Whinchester.
Casa sua è una palazzina di due piani, bianca. All'interno sembra un campo minato, una sorta di bunker. Mortaretti per le scale, bossoli degli spari di Spagnoli e delle forze dell'ordine. Ci sono i vetri spaccati delle case vicino casa sua. Anche un vetro della finestra di una casa accanto alla sua forato in più punti. Non riescono a spiegarsi gli inquirenti come sia stato possibile. Dentro, la casa è un arsenale in miniatura. Come se l'uomo avesse premeditato da tempo il folle gesto. Fortificazioni, porte antisfondamento, tiranti d'acciaio, tubi del gas muniti di rubinetti per essere usati come lanciafiamme. E ancora: materiale ad alto potenziale esplosivo, polvere pirica e benzina. Infine trecento colpi e l'arma, quel Winchester dal quale ha esploso i colpi, circa duecento se sommati a quelli delle forze dell'ordine. Ha sparato da due fronti, Spagnoli. Dai due balconi di casa, dopo aver dato fuoco al tetto.

04/11/2007










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