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Interni Esteri

Omicidio Donatoni: «Non fu fuoco amico»
Il pg chiede l'ergastolo per Farina

Augusto Parboni
a.parboni@iltempo.it
Non bastano i 40 anni di carcere inflitti per due sequestri. Giovanni Farina deve essere condannato anche al carcere a vita per l'omicidio dell'ispettore dei Nocs Samuele Donatoni. È questa la richiesta avanzata dal pg di Roma, secondo il quale va totalmente capovolta la sentenza emessa due anni fa, con la quale Farina fu assolto dall'accusa di concorso morale e materiale nell'omicidio volontario dell'ispettore.

A convincere l'alto magistrato a chiedere l'ergastolo per Farina il fatto che non sarebbe stato «fuoco amico» a togliere la vita a Donatori durante le fasi della liberazione dell'imprenditore Giuseppe Soffiantini, ma un colpo di kalashnikov sparato da Mario Moro, uno dei sequestratori morto a causa di una ferita d'arma da fuoco.
Nella sua requisitoria il pg La Rosa, durante il processo d'appello, ha completamente sconfessato le conclusioni della IV Corte di assise della Capitale che il 14 dicembre 2005 assolse Farina dall'accusa di concorso in omicidio sulla base di una consulenza tecnica che, ribaltando i risultati di precedenti accertamenti balistici, aveva attribuito al cosiddetto «fuoco amico», cioè un proiettile partito da una pistola calibro 9 in dotazione ai Nocs, la morte di Donatoni. «Le motivazioni della Corte - ha detto La Rosa - sono frutto di valutazioni errate, sono incoerenti e incongruenti. Si tratta di considerazioni assurde». Per il rapimento di Soffiantini, avvenuto nel giugno 1997 a Manerbio, Farina venne assolto in primo grado per l'omicidio di Donatoni. Per concorso nella morte dell'ispettore dei Nocs sono già stati condannati in via definitiva il latitante Attilio Cubeddu, all'ergastolo, Osvaldo Broccoli e Giorgio Sergio, entrambi a 25 anni di carcere.









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