A convincere l'alto magistrato a chiedere l'ergastolo per
Farina il fatto che non sarebbe stato «fuoco amico» a
togliere la vita a Donatori durante le fasi della
liberazione dell'imprenditore Giuseppe Soffiantini, ma un
colpo di kalashnikov sparato da Mario Moro, uno dei
sequestratori morto a causa di una ferita d'arma da fuoco.
Nella sua requisitoria il pg La Rosa, durante il
processo d'appello, ha completamente sconfessato le
conclusioni della IV Corte di assise della Capitale che il
14 dicembre 2005 assolse Farina dall'accusa di concorso in
omicidio sulla base di una consulenza tecnica che,
ribaltando i risultati di precedenti accertamenti
balistici, aveva attribuito al cosiddetto «fuoco amico»,
cioè un proiettile partito da una pistola calibro 9 in
dotazione ai Nocs, la morte di Donatoni. «Le motivazioni
della Corte - ha detto La Rosa - sono frutto di valutazioni
errate, sono incoerenti e incongruenti. Si tratta di
considerazioni assurde». Per il rapimento di Soffiantini,
avvenuto nel giugno 1997 a Manerbio, Farina venne assolto
in primo grado per l'omicidio di Donatoni. Per concorso
nella morte dell'ispettore dei Nocs sono già stati
condannati in via definitiva il latitante Attilio Cubeddu,
all'ergastolo, Osvaldo Broccoli e Giorgio Sergio, entrambi
a 25 anni di carcere.