Ad
avanzarla è stato l'avvocato dello Stato Ernesto de Napoli,
parte civile nel processo, al termine della sua arringa, a
favore della Presidenza del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell'Interno.
Nell'eventualità invece in cui
il tribunale dovesse assolvere alcuni degli imputati dal
reato di devastazione e saccheggio, per cui i pm hanno
chiesto la scorsa udienza la condanna a 225 anni di
carcere, e ritenerli invece colpevoli solo di resistenza a
pubblico ufficiale o violenza, l'avvocato dello Stato ha
chiesto, sempre a titolo di danno non patrimoniale, un
risarcimento di 30 mila euro ciascuno.
Ammontano invece
a circa 115.000 euro, secondo l'avvocatura dello Stato, i
danni patrimoniali subiti dallo Stato, di cui dovranno
rispondere gli imputati, se condannati per devastazione e
saccheggio. De Napoli ha poi elencato, imputato per
imputato, i danni patrimoniali subiti dalle Amministrazioni
dello Stato che variano da circa 83 mila euro in solido
(per Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi e Alberto Funaro) a
mille euro.
Nel motivare i danni all'immagine subiti
dallo Stato, l'avv. Ernesto de Napoli ha ricordato la
«risonanza planetaria» avuta «dalle gesta scellerate dei
violenti» e anche che i disordini già inseriti nelle
enciclopedie alla voce «i fatti di Genova». L'avvocato si
è, quindi, associato alla tesi accusatoria dei pm Anna
Canepa e Andrea Canciani, cioè che non è compito di questo
processo giudicare l'operato delle forze dell'ordine per
una ipotetica incauta gestione delle piazze, come
sostengono le difese.
«Anche se ci sono stati
comportamenti arbitrari e illegittimi da parte delle forze
dell'ordine - ha sottolineato - comunque non possono
infirmare in alcun modo le devastazioni poste in atto dai
violenti, colpevoli dei delitti contro l'ordine pubblico».
«Durante una carica, anche se illegittima e arbitraria - ha
spiegato - chi si trova nel corteo autorizzato, può
andarsene, difendersi, o resistere, non però aggredire le
forze dell'ordine in altre vie e dopo un certo lasso di
tempo». De Napoli si riferiva alla carica dei carabinieri
sul corteo delle Tute Bianche in via Tolemaide, per la
difesa illegittima e causa di tutti i disordini avvenuti
nella giornata del 20 luglio, culminati con l'uccisione di
Carlo Giuliani.