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Allarme della Confersercenti nel decimo rapporto «Le mani della criminalità sull'impresa». L'usura la voce più rilevante

La mafia è l'industria più importante d'Italia

Marino Collacciani
m.collacciani@iltempo.it
Un'azienda a tutti gli effetti, una multinazionale del crimine che certo non fa onore al nostro Paese. Ma così è: la «mafia Spa» si conferma la prima azienda italiana con un fatturato di 90 miliardi di euro alimentato da estorsioni, usura, furti, rapine, contraffazione e controllo degli appalti.

La cifra è stata comunicata dalla Confesercenti nel decimo rapporto «Le mani della criminalità sulle imprese» realizzato da «Sos impresa», pari al 7% del Pil. E qui, per capire meglio, ci si può sbizzarrire, ma forse rende bene l'idea che una cifra del genere equivale a cinque manovre finanziarie oppure a otto volte il mitico «tesoretto».
Nel dettaglio, i commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora. L'usura rappresenta con 30 miliardi la principale fonte di business criminale per la mafia. Il racket frutta ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e 2,5 dai giochi e dalle scommesse. In particolare, il racket delle estorsioni, coinvolge 160 mila commercianti italiani, con una quota di oltre il 20% dei negozi e con punte dell'80% negli esercizi di Catania e di Palermo.
Alla presentazione del rapporto Confesercenti su criminalità e imprese hanno preso parte tra gli altri il vice-ministro dell'Interno Marco Minniti, il vice capo della Polizia prefetto Nicola Cavaliere, il presidente di Confesercenti Marco Venturi, il presidente della Federazione delle Associazioni Antiracket, Tano Grasso, e il coordinatore di Sos Impresa, Lino Busà.
Per quanto riguarda l'usura, la situazione «si è aggravata ulteriormente nell'ultimo periodo a causa della crisi che ha colpito il commercio e che ha condannato, nel triennio 2004-2006, 165.000 attività commerciali e 50.000 alberghi e pubblici esercizi alla chiusura. Sono più di 150.000, si stima, i commercianti coinvolti in rapporti usurari «e poiché ciascuno si indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate in oltre 450.000», di cui almeno 50.000 con associazioni di tipo mafioso finalizzate all'usura. Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno a causa della lievitazione del capitale e degli interessi si aggira in non meno di 12 miliardi di euro. Attraverso tre indicatori (persone denunciate negli ultimi dieci anni, andamento dei protesti e dei fallimenti, tipologia criminale di ciascuna attività illecita scoperta sul territorio), Confesercenti stila anche una classifica del rischio-usura nelle province italiane: al primo posto Pescara, seguita da Messina, Siracusa, Catanzaro, Vibo Valentia, Taranto, Rieti, Reggio Calabria, Napoli e Genova. Il rapporto si sofferma poi su altri settori di interesse criminale come l'agricoltura, la pesca, il turismo, il contrabbando, le truffe e il cybercrime.









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