La cifra è stata comunicata dalla Confesercenti
nel decimo rapporto «Le mani della criminalità sulle
imprese» realizzato da «Sos impresa», pari al 7% del Pil. E
qui, per capire meglio, ci si può sbizzarrire, ma forse
rende bene l'idea che una cifra del genere equivale a
cinque manovre finanziarie oppure a otto volte il mitico
«tesoretto».
Nel dettaglio, i commercianti e gli
imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente
50 l'ora. L'usura rappresenta con 30 miliardi la principale
fonte di business criminale per la mafia. Il racket frutta
ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle
rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla
contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5
dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e 2,5 dai giochi e
dalle scommesse. In particolare, il racket delle
estorsioni, coinvolge 160 mila commercianti italiani, con
una quota di oltre il 20% dei negozi e con punte dell'80%
negli esercizi di Catania e di Palermo.
Alla
presentazione del rapporto Confesercenti su criminalità e
imprese hanno preso parte tra gli altri il vice-ministro
dell'Interno Marco Minniti, il vice capo della Polizia
prefetto Nicola Cavaliere, il presidente di Confesercenti
Marco Venturi, il presidente della Federazione delle
Associazioni Antiracket, Tano Grasso, e il coordinatore di
Sos Impresa, Lino Busà.
Per quanto riguarda l'usura,
la situazione «si è aggravata ulteriormente nell'ultimo
periodo a causa della crisi che ha colpito il commercio e
che ha condannato, nel triennio 2004-2006, 165.000 attività
commerciali e 50.000 alberghi e pubblici esercizi alla
chiusura. Sono più di 150.000, si stima, i commercianti
coinvolti in rapporti usurari «e poiché ciascuno si
indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono
essere ragionevolmente stimate in oltre 450.000», di cui
almeno 50.000 con associazioni di tipo mafioso finalizzate
all'usura. Nel complesso il tributo pagato dai commercianti
ogni anno a causa della lievitazione del capitale e degli
interessi si aggira in non meno di 12 miliardi di euro.
Attraverso tre indicatori (persone denunciate negli ultimi
dieci anni, andamento dei protesti e dei fallimenti,
tipologia criminale di ciascuna attività illecita scoperta
sul territorio), Confesercenti stila anche una classifica
del rischio-usura nelle province italiane: al primo posto
Pescara, seguita da Messina, Siracusa, Catanzaro, Vibo
Valentia, Taranto, Rieti, Reggio Calabria, Napoli e Genova.
Il rapporto si sofferma poi su altri settori di interesse
criminale come l'agricoltura, la pesca, il turismo, il
contrabbando, le truffe e il cybercrime.