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Interni Esteri

Nucleare Gli ayatollah decisi a continuare nei loro progetti

Iran, il negoziatore costretto a dimettersi

John Voice
TEHERAN Mossa a sopresa in Iran . Il capo negoziatore iraniano sul nucleare, Ali Larijani, si è dimesso ieri, nel momento in cui si avvicina ad un punto critico il braccio di ferro con l'Occidente e diverse iniziative in campo internazionale sembrano indicare possibili novità per le prossime settimane.


Il suo posto sarà preso da Said Jalili, fino ad oggi vice ministro degli Esteri per l'America e l'Europa. «Larijani aveva già presentato diverse volte le dimissioni, ma solo ora il presidente Mahmud Ahmadinejad le ha accettate», ha detto il portavoce del governo, Gholamhossein Elham. Elham ha confermato che si svolgerà un incontro in programma il 23 ottobre a Roma con il responsabile della politica estera europea, Javier Solana, affermando che sarà presente il nuovo negoziatore, Jalili, ma probabilmente anche Larijani come membro della delegazione.
L'impressione che qualcosa si stesse muovendo nel campo iraniano era sorta con la visita, il 16 ottobre a Teheran, del presidente russo Vladimir Putin. Al termine di un suo incontro con la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, quest'ultimo aveva detto che l'Iran avrebbe «preso in considerazione la sua proposta». Il giorno dopo Larijani aveva detto che si trattava di un nuovo piano per cercare di risolvere il contenzioso nucleare. Ma ieri Ahmadinejad lo ha smentito.
Il sito Internet «Tabnak» scrive che ormai «da due settimane continuavano gli scontri» tra Larijani e Ahmadinejad e che in realtà il primo non si è dimesso ma è stato costretto a lasciare il suo incarico di segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale.
«Non c'è alcun cambiamento nella nostra posizione», ha detto Elham. Ma sembra indubbio che l'uscita di scena di Larijani rappresenti un segno di tensione nel momento in cui il braccio di ferro entra in una fase decisiva. Alcuni osservatori prevedono un indurimento della posizione iraniana. Ieri in una riunione a Washington i Paesi del G7 si sono detti pronti ad applicare in modo ancor più severo le già pesanti restrizioni finanziarie in vigore contro la Repubblica islamica.
L'impressione di molti osservatori, tuttavia, è che la missione di Putin a Teheran fosse diretta proprio a cercare una via d'uscita che prevenisse l'adozione di dure misure contro l'Iran.









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