«Devono smettere di sostenere le
forze indipendentiste e di interferire negli affari interni
della Cina», ha aggiunto. Liu ha annunciato che l'
ambasciatore americano a Pechino è stato convocato dal
ministero, dove gli sono state espresse le «vive proteste»
del governo cinese.
Il leader tibetano e premio Nobel
per la pace, che vive in esilio in India dal 1959, ha
ricevuto mercoledì in una cerimonia a Washington una
medaglia d'oro del Congresso, che gli è stata consegnata
dal presidente George W.Bush. Nel suo discorso di
ringraziamento, il Dalai Lama ha più volte sottolineato di
non essere un sostenitore dell' indipendenza del Tibet ma
di chiedere per il suo paese - che è stato occupato nel
1950 dall' esercito cinese - quella che definisce una
«genuina autonomia». In una conferenza stampa tenuta dopo
la cerimonia, il presidente Bush ha affermato di aver «più
volte detto ai cinesi» che «promuovere la libertà religiosa
e parlare col Dalai Lama è nel loro interesse». Liu
Jianchao, il portavoce cinese, ha sostenuto che «le parole
e le azioni» del Dalai Lama indicano che egli «non ha
abbandonato» le idee secessioniste. «Il popolo cinese sa
meglio di chiunque altro che tipo di persona sia il Dalai
Lama», ha detto riecheggiando una campagna di accuse contro
il leader tibetano lanciata nelle scorse settimane dalle
autorità.