• BENESSERE
  • CINEMA
  • INCONTRI
Dieta Club
Mooovie
trova l'anima gemella
Quotidiano.Net
CERCA NEL SITO

Interni Esteri

Cassazione
Le critiche ai vigili non sono diffamatorie se aiutano a migliorare il servizio pubblico

VIA LIBERA alle critiche nei confronti dei vigili. Il rimprovero mosso dai cittadini al loro operato, sancisce la Cassazione, non solo rientra nel «legittimo esercizio di critica» ma è anche «utile alla collettività». In questo modo la V Sezione penale, con la sentenza 36077, ha cancellato la doppia condanna per diffamazione inflitta ad Alceste M.

un 83enne della provincia di Venezia che il 20 luglio del '99 aveva preso carta e penna per denunciare al sindaco di Conselve e alla giunta il cattivo operato di cinque vigili urbani del Comune. In particolare l'anziano era stato condannato dal tribunale della Corte d'appello di Venezia per aver denunciato tra l'altro che cinque vigili avevano tenuto «nell'esercizio delle loro funzioni comportamenti superficiali, misti ad incoscienza e presuntuosità».
Secondo la suprema Corte, che ha accolto la protesta di Alceste, «le espressioni con le quali si qualifichi criticamente il comportamento dei vigili nell'esercizio delle rispettive funzioni presenta in modo netto ed evidente il requisito della pertinenza al pubblico interesse». Quindi, annota il relatore Maria Vessicchelli a patto che i rimproveri non vadano a colpire la persona ma l'operato, le critiche alla polizia municipale rientrano nel legittimo esercizio di critica.
Perché, rimarca piazza Cavour, «il modo con il quale il vigile urbano esplica il proprio ufficio nelle molteplici sue manifestazioni, legittime e, in ipotesi meno legittime, è di palese interesse della collettività, posto che la stessa rappresenta il soggetto al quale quelle attività sono rivolte e nel cui interesse sono svolti in genere i servizi comunali, essendo altresì tale soggetto chiamato a garantire, dal punto di vista finanziario, il funzionamento della stessa macchina comunale». Dunque Alceste per aver criticato aspramente il comportamento dei vigili merita l'assoluzione in quanto ha sollevato un problema, dice la Cassazione, di interesse pubblico.
Una missiva infuocata quella che l'anziano cittadino aveva inviato al sindaco e alla giunta comunale, proponendo anche l'istituzione di una commissione consiliare di verifica dell'operato della polizia municipale in cui, ricostruisce la sentenza della Cassazione, «accusava i vigili urbani di elevare multe spronati dal raggiungimento di una somma messa a bilancio preventivo; di presentarsi con bardature vistose, pistole e manette come fossero in una terra di conquista; di avere scarso impegno nel lavoro, un certo menefreghismo; e di avere, nei rilevamenti dei sinistri stradali condotte inqualificabili che denotano scarsa professionalità, tanta superficialità mista ad incoscienza e presuntuosità».
interni@iltempo.it









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro