Anche un ministro del suo governo, il collega Di Pietro che dal blog personale torna ad attaccare il Guardiasigilli criticandolo per il suo operato in materia di sicurezza e chiede al governo i fondi per costruire nuove carceri di fronte alla nuova emergenza del sovraffollamento delle carceri. «Si parla molto - sottolinea l'ex pm milanese - degli effetti deleteri dell'indulto, in questi giorni: ricordiamoci che l'indulto è stato giustificato dal sovraffollamento carcerario. Ebbene, dopo un anno le carceri scoppiano più di prima e i detenuti stanno peggio di prima. Facciamo un altro indulto? Sarebbe inaccettabile e immorale», rimarca Di Pietro, aggiungendo: «Se ci sono più criminali si fanno più carceri, questo è il contributo che come ministro delle infrastrutture posso dare». Sulla questione è intervenuto anche il segretario nazionale del Sindacato dei direttori penitenziari (Sidipe), Enrico Sbriglia: «È sconcertante rilevare come non siano state ritagliate risorse da destinare alla costruzione di nuove carceri» ha affermato lanciando l'idea di una sorta di «piano Marshall» per il settore penitenziario. «L'indulto - ha spiegato Sbriglia - avrebbe potuto avere un senso, pur superando quella che era la legittima preoccupazione della collettività, se poi ci fosse stato un atteggiamento operoso da parte di quanti hanno il governo politico delle carceri affinchè si realizzassero nuove strutture», con investimenti importanti in tempi brevi, proprio come avvenne con il «piano Marshall» per l'economia. «Se nella Legge finanziaria non troveremo neanche l'indicazione di risorse destinate a questo - ha affermato Sbriglia - ciascuno potrà fare le sue osservazioni. Il problema è che per noi operatori penitenziari la situazione sarà più difficile rispetto a prima. È questo è estremamente grave perchè pone tutti noi anche in una situazione di incertezza e anche di pericolo». Per Sbriglia, di fatto è già «fortemente sfumato» l'effetto dell'indulto con la differenza - ha aggiunto - che «ora i detenuti, quando rientrano, sono sicuramente meno ottimisti sulla loro detenzione rispetto a prima perchè quelli che hanno commesso reati dopo l'indulto vedranno aggiungersi la nuova pena, in caso di condanna, alla pena che era stata condonata. Questo - ha concluso - certamente non contribuirà a rasserenare il clima delle carceri». ZCZC IPN 084 POL Per Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie della Lega Nord «L'indulto non è stato un errore, ma una catastrofe. Le carceri dopo appena un anno sono tornate già piene e morti assassinati dai delinquenti usciti grazie all'indulto ora si rivoltano nella tomba». Sulla stessa linea d'onda l'ex Guardiasigilli Roberto Castelli: «L'indulto continua ad avere effetti e li avrà per altri cinque anni almeno, quindi alla fine ne beneficeranno centomila persone; quindi ci sarà il bengodi e molti saranno condannati ma resteranno fuori». «L'unica speranza - ha aggiunto Castelli - è che questo Governo vada a casa e che si possa riprendere quel programma che noi stavamo realizzando e che prevedeva tre punti: costruire nuovi penitenziari con mezzi innovativi per poterli fare in tempi brevi; ampliare e migliorare le carceri esistenti; far funzionare l'art. 15 della Bossi-Fini che prevede che gli extracomunitari che hanno meno di due anni da scontare vengano mandati al loro paese d'origine». interni@iltempo.it