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Interni Esteri

APPLAUSI a scena aperta per il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni.

Le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell'Infanzia e del primo ciclo della primaria sono state salutate come la manna dal cielo dagli addetti ai lavori (e anche da una gran fetta del mondo politico).

Contro una scuola sforna-somari senza futuro e soprattutto «insufficienti» per preparazione e competenze(anche se gli altri paesi europei non stanno meglio di noi) ben venga il ritorno del nozionismo invocato dal ministro e i suoi appelli per ricominciare a far studiare con serietà e severità la matematica, la lingua italiana, la grammatica e la sintassi, la geografia, la storia ecc. Inglese e informatica, per carità, sono importanti. Ma prima bisogna sapere le tabelline e i nomi dei fiumi, laghi e monti. E soprattutto l'italiano. «La decisione del ministro Fioroni di emanare nuove indicazioni nazionali che privilegiano l'insegnamento curriculare fondato sulla conoscenza dell'italiano, matematica, storia, geografia e scienze ci trova perfettamente d'accordo - dice Marco Paolo Nigi, segretario generale dello Snals-Confsal- Abbiamo sempre guardato con riserva alla prevalenza dei valori attribuiti finora all'imprenditorialità e alla informatizzazione, nei programmi scolastici, rispetto alle conoscenze di base che rivestono un ruolo essenziale per il perseguimento di qualsiasi altro obiettivo formativo». «È necessario però - continua Nigi - che l'insegnamento dell'inglese sia considerato tra le materie fondamentali e proposto agli alunni quanto più precocemente possibile». «Ogni proposta per rendere la scuola più seria non può che essere benvenuta» afferma Tullio Gregory, professore emerito di filosofia alla Sapienza e accademico dei Lincei, che aggiunge: «C'è una parola che è sempre mancata negli ultimi decenni di riforme scolastiche, che anzi è stata esorcizzata: selezione. Una scuola seria è invece selettiva, ovviamente non certo sul piano del censo, ma su quello delle capacità e della preparazione». Gregory ribadisce anche che «si è invece fatto il possibile per andare in direzione opposta, e quindi si è persa ogni capacità formativa. Ho saputo che si è arrivati al punto che alle elementari c'è chi non segna gli errori di grammatica, perchè lo ritiene repressivo». Le indicazioni di Fioroni, secondo lo scrittore-insegnante Marcello D'Orta rappresentano un piacevole «ritorno al futuro». «Gli studenti italiani - dice D'Orta - sono risultati ultimi nelle graduatorie in Europa, dei veri e propri asini, paradossalmente tutti promossi. Mentre nelle altre nazioni ci sono delle forti restrizioni, rimandati o bocciati. Quindi il ministro si è reso conto di questa realtà e penso che abbia preso i suoi dovuti provvedimenti». Insomma se il centrodestra stigmatizza Fioroni come «il ministro della restaurazione» questa cosa non viene vista negativamente. Anzi. Il giro di vite è necessario. «Rimettere mano con serietà a un sistema scolastico in velocissimo smottamento, se non franato è una necessità primaria» dice Antonio Scurati, ex professore premio Campiello 2005. Per lo scrittore «si tratta di farlo però con coraggio e una serietà nuova, non facendosi irretire dalla facile sirena di riportare indietro le lancette della storia e tornare al rigore, come si dice, del buon tempo andato, reazionario. Penso che si debba finalmente introdurre nella scuola un sistema meritocratico, che non vi è mai esistito come non è esistito in tutto il sistema paese. La meritocrazia vera è progressista, mentre è reazionario lo sfascio attuale, che ha sottratto ai giovani la promessa e la possibilità di un'emancipazione e un riscatto sociale» Fioroni, infine, sugli scudi dagli alleati di governo: «Finalmente dopo anni di abbandono, la scuola italiana, torna a far parlare di sè in maniera positiv» dichiara Donato Mosella, della Margherita. Mentre Vittoria Franco dell'Ulivo plaude al «recupero di un progetto didattico deciso grazie al quale la scuola è anche un'agenzia di creazione dell'uguale cittadinanza». Nat.Pog.









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