Certo, il richiamo è particolare: c'è il Papa, Benedetto XVI, anzi, a vedere i loghi del sito «Papaboys» i Papi che chiamano sono addirittura due: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, un santo protettore in cielo e uno vicino in terra. E poi ci sono i movimenti, le nuove esperienze ecclesiali, il reticolo della parrocchie, i gruppi di preghiera, le comunità carismatiche, giovani con i sacchi a pelo, jeans, chitarre e persino rosari. «Ma i giovani che partecipano a Loreto - ha avvertito monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della CEI - non sono giovani programmati, intruppati. Molti si sono iscritti via internet per una scelta individuale perché cercano un umanesimo alto e non un compromesso al ribasso», hanno in sè, questi giovani, «un istinto radicato attorno ai valori ed hanno bisogno che si trasmetta loro qualcosa di vitale e questo non può che essere Cristo», aggiunge monsignor Angelo Bagnasco, presidente della CEI. Stavolta a radunarsi è quella minoranza neanche tanto silenziosa che rivendica con orgoglio l'appartenenza alla fede, che ha come bussola il Vangelo per impegnarsi nel sociale. Poco prima delle 18 di ieri arriva a Montorso l'elicottero con Papa Benedetto XVI, su una spianata che ha avuto, specie per il suo predecessore, Giovanni Papa II, un forte valore simbolico. A Loreto nel 1985 è decollato da qui il nuovo progetto di una più incisiva presenza della Chiesa cattolica nella società italiana; è da qui, dal «Convegno ecclesiale» che inizia l'«era Ruini»; nel 1994 a Loreto si conclude la «Grande preghiera per l'Italia». Nel 1995 sulla spianata convergono i giovani di ogni parte d'Europa per lanciare un ponte di pace verso i vicini Balcani in fiamme (indimenticabile ed emozionante il collegamento con Sarajevo dove le lacrime di Papa Wojtyla si uniscono a quelle dei ragazzi bloccati nella città assediata dai cecchini dall'altra parte dell'Adriatico). Ed è sempre a Loreto che nel 2004, un Papa disabile e stremato dalla fatica, incontra gli oltre centomila aderenti all'Azione Cattolica; infine il 2007 come tappa verso l'incontro mondiale dei giovani a Sidney, inserito dalla Chiesa italiana in un percorso scandito dall'ascolto, l'incontro, la testimoninaza e il mandato. «Per Dio - dice Papa Benedetto rispondendo alla prima domanda che gli fanno i ragazzi - non ci sono periferie. Nulla nella Chiesa è periferico o marginale. Il mondo, certo, deve essere cambiato e la missione della gioventù è proprio quello di cambiarlo». Ci sono i temi già toccati con i giovani brasiliani nello stadio Pacaembu di San Paolo del Brasile. I giovani non sono il futuro della Chiesa, sono «già oggi» la Chiesa del futuro. Ad ascoltare Papa Ratzinger più di duecento vescovi del nostro Paese, c'è il vice-presidente del Consiglio Francesco Rutelli, sacerdoti di tutte le diocesi, ci sono delegazioni di ragazzi provenienti da cinquanta diversi Paesi europei, ci sono i quattrocentomila che hanno accolto l'invito della Chiesa a creare nel cuore di un'estate vuota e convulsa un momento di spirtualità; c'è padre Giancarlo Bossi, il missionario del PIME tenuto sotto sequestro per 39 giorni nelle Filippine. «Dio non è silenzioso. Dio ci parla attraverso la bellezza, ci parla attraverso i sacramenti, ci parla attraverso la Chiesa, ci parla attraverso l'amicizia. La Chiesa - dice ancora Joseph Ratzinger - non è un cumulo di divieti, non è un centro di potere, è la via per farci conoscere il volto di Cristo». Un accenno anche alla «notte oscura» di Madre Teresa di Calcutta: «Con tutta la sua fede- spiega il Papa - soffriva del silenzio di Dio, ma è un silenzio che in lei è stato operoso, ha portato frutti di amore e di carità». Al microfono si alternano i giovani, storie di quotidiana difficoltà. Violenza e solitudine, indifferenza religiosa e droga, anoressia e male di vivere, ma c'è anche la voglia di non arrendersi, c'è il profilo di una Chiesa che non vuole essere ridotta alla marginalità, che vuole essere lievito, fare - perché no - anche politic