Ieri pomeriggio il portavoce del ministero degli Esteri Mikhail Khaminin ha annunciato che la Russia espellerà entro dieci giorni quattro diplomatici britannici. Mosca bloccherà, pure, la cooperazione con la Gran Bretagna in materia di lotta al terrorismo. La notizia è stata confermata dal ministero degli Esteri. Il Cremlino ha anche annunciato che non rilascerà più visti a funzionari britannici. È la dura risposta del Cremlino alle misure diplomatiche decise da Londra dopo il rifiuto di Mosca di estradare l'uomo d'affari Andrei Lugovoi, ritenuto da Scotland Yard il principale sospettato dell'avvelenamento con polonio radioattivo dell'ex spia del Kgb Aleksander Litvinenko. In seguito alla mancata collaborazione del Cremlino sul caso Litvinenko il governo britannico, infatti, aveva annunciato tre giorni fa l'espulsione di quattro diplomatici russi, la sospensione dei negoziati per la semplificazione del regime dei visti tra i due Paesi e un «riesame» su una vasta gamma di questioni bilaterali. «Non è una situazione che abbiamo cercato, non è una situazione che ci piaccia ma non avevamo scelta» aveva sottolineato il neo-ministro degli Esteri David Miliband quando aveva ufficializzato la raffica di rappresaglie degna dei tempi della Guerra Fredda. Londra vuole sul vassoio d'argento la testa di Lugovoi. Secondo Scotland Yard che lo ha formalmente incriminato, quel maledetto primo novembre durante un incontro al bar del lussuoso albergo Millennium di Londra, fu proprio Andrei Lugovoi (anche lui con lungo passato nei servizi segreti) a versare con una bomboletta spray una massiccia dose della letale sostanza radioattiva polonio-210 nel thè bevuto dall'ignaro Litvinenko, considerato uno tra i più feroci oppositori del presidente Vladimir Putin, da pochi mesi cittadino britannico. Il 23 dello stesso mese Litvinenko morì senza che fossero state accertate le cause del decesso; lasciò una lettera in cui accusava della sua morte Vladimir Putin. Appurato l'avvelenamento con il polonio il 22 maggio la Procura della Corona incriminò Lugovoi richiedendone l'estradizione. Ma la Russia, il 5 luglio scorso, ha risposto ufficialmente con un no alla richiesta di estradizione del suo ex agente segreto. In serata il presidente russo Vladimir Putin ha detto comunque che Mosca e Londra saranno in grado di superare «la mini-crisi» scaturita dal caso Litvinenko. «Penso che le relazioni tra Russia e Gran Bretagna si svilupperano normalmente perchè entrambi i Paesi sono interessati a ciò» ha dichiarato Putin. «È necessario misurare le azioni contro il senso comune, rispettare gli interessi legittimi dei partner e tutto andrà bene». Ma Londra tiene il muso: Il capo del Foreign Office David Miliband ha definito «completamente ingiustificate» le contromisure del Cremlino. interni@iltempo.it