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Interni Esteri

Gravidanza interrotta con il consenso della madre

TORINO — Nasce da una situazione di disagio familiare e profonda sofferenza la vicenda del ricovero nella neuropsichiatria dell'ospedale Regina Margherita di Torino di una tredicenne che si è sottoposta volontariamente, e non per costrizione, a un'interruzione di gravidanza.

La protagonista viene da una storia personale complicata, piena di sofferenza: di origine straniera, con problemi familiari alle spalle, è stata adottata da una coppia di torinesi che, in seguito, si è separata. Frequentando un quindicenne, la ragazzina è rimasta incinta e, in seguito, ha deciso di abortire con l'assenso della madre con la quale vive. Per legge, però, ha dovuto richiedere l'intervento di un giudice tutelare del tribunale di Torino, in quanto — a causa della situazione familiare — non voleva informare il padre. E il giudice, Giuseppe Cocilovo, le ha dato il permesso di prendere autonomamente una decisione. Non c'è stata, dunque, alcuna imposizione da parte della magistratura nè da parte della famiglia. Ad accertarlo, peraltro, è stato lo stesso procuratore capo, Marcello Maddalena, che nel corso della giornata, a fronte delle prime notizie che parlavano di una costrizione all'aborto, ha dovuto verificare se era stato commesso il reato di violenza privata. La vicenda ha scatenato commenti, prese di posizione e polemiche. Roberto Rigardetto, direttore della neuropsichiatria del Regina Margherita, si è detto in disaccordo con la decisione («assolutamente inopportuna») di ricoverare la giovane, assunta dall'Asl 1 di Torino: «Non è affatto impazzita (come riportavano le prime notizie), ma è solo andata in crisi e non voleva affatto suicidarsi. Ha bisogno d'aiuto ma non in ospedale, e nemmeno in una comunità». È stato disposto, invece, dai servizi sociali che la giovane, appena sarà possibile, sia inserita in una comunità alloggio per curare i suoi disturbi psicologici. Disturbi, peraltro, che aveva manifestato anche in passato. La giovane, poco prima dell'interruzione di gravidanza, è stata portata all'ospedale Mauriziano in stato confusionale: aveva assunto droga e alcol e i medici l'hanno indirizzata all'ospedale Sant'Anna dove, in seguito, è stato eseguito l'intervento. Ora lei vuole tornare a casa, è tranquilla, partecipa alle attività didattiche e ricreative organizzate in reparto. Tutti i giorni riceve la visita della madre mentre il padre è ancora all'oscuro di tutto. interni@iltempo.it









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