È uno dei dati emersi ieri dal VII Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolosecnza presentato da Eurispes e Telefono Azzurro. Un bambino su quattro (24,9%) dice di essersi imbattuto in immagini sul web che lo hanno infastidito e addirittura il 20,5% dichiara di esser stato molestato in chat da persone adulte. Tutti episodi che sono accaduti a circa il 45% dei bambini fra 7 e 11 anni. Una fascia di età che subisce anche un altro «inquietante» comportamento dagli adulti: il 35,2% dei bambini è stato avvicinato o infastidito da sconosciuti. Le aree più a rischio sono le isole (40,8%) e il nord-est (39%). Unico dato «positivo» (ma parlando di «sommerso» la statistica è estremamente relativa) gli abusi sessuali su bambini e adolescenti sarebbero scesi. Lasciamo subito il Rapporto perché di stampo «ministeriale», disgiunto da una realtà cangiante che fa tragicamente notizia: le violenze e gli abusi sessuali tra minori. Con il videotelefonino protagonista. Dopo gli episodi fotocopia di Napoli e Zurigo, dove due ragazzine sono state stuprate e riprese con un cellulare da alcuni minorenni, a Torrette di Ancona si ripete quasi identico il rituale: una tredicenne coinvolta in atti sessuali, in più occasioni e in diversi periodi viene filmata da un gruppo di ragazzi dai 13 ai 17 anni. Dalla violenza sessuale al bullismo il passo è breve: a interpretarlo, questa volta, sono state sei ragazzine tra i 13 e i 16 anni che hanno aggredito a calci e pugni alcune coetanee al Luna : indaga la Squadra Mobile di Perugia. Intanto si allarga l'inchiesta sul video-scandalo girato alla scuola «Steiner» di Torino dove un ragazzo disabile è stato picchiato e deriso da un gruppo di studenti: gli indagati erano quattro (accusati di violenza privata), ma da ieri anche l'insegnante che li aveva lasciati da soli in aula è stata iscritta nel registro degli indagati per concorso nello stesso reato. Dell'escalation di violenze abbiamo parlato col prof. Vincenzo Mastronardi, direttore della Cattedra di Psicopatologia Forense della I Facoltà di Medicina de «La Sapienza». Un'autorità nel campo e «fresco di studi» grazie alla prestigiosa docenza presso l'Università di Polizia Federale, a Buneos Aires. «È lì - ha spiegato Mastronardi - che abbiamo fatto confluire i più importanti studi svolti nella principali università del mondo. La relazione tra abuso sessuale, tentativi di suicidio, purtroppo spesso riusciti, è posta in relazione nell'80 per cento dei casi susseguenti a violenza sessuale. Il dato allarmante è che l"elaborazione del trauma" può durare anche decine d'anni, portando al suicidio persino ultraquarantenni». Ma qual è la chiave di lettura di tali atteggiamenti? «Risiedono - ha spiegato il noto psichiatra e criminologo - nella necessità di protagonismo, nella ricerca maniacale di "sensation risk": una caccia alle emozioni forti agevolata da famiglie non più in grado di porre paletti, freni inibitori e modelli legati a valori di riferimento». Qual è l'obiettivo di questi ragazzi? «Quello, attraverso il meccanismo del gruppo, di conquistare parametri di pseudo-autostima per mantenere in vita i propri sistemi di sicurezza. Non ha importanza che la sensazione sia effimera e deviata perché per loro in quel momento la vittima non è un essere umano, ma un oggetto del quale servirsi in maniera tronfia».