Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa e secondo gli inquirenti sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi. L'indagine ha messo in luce il fatto che i boss di Cosa Nostra, nell'ottica di ottenere sempre di più maggiori profitti, si sono integrati nel tessuto produttivo e imprenditoriale con imprese riconducibili a loro affiliati, in virtù del quale, secondo gli inquirenti, «hanno ottenuto appalti e forniture in un contesto pressoché privo di concorrenza, alla luce del capillare controllo territoriale esercitato dalle cosche». I provvedimenti cautelari hanno riguardato Salvatore Paterna, di 44 anni, di Riesi, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi, Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava «Billiemi» a Riesi e Giuseppe Giovanni Laurino, di 49 anni, a cui gli investigatori hanno notificato l'ordine di custodia cautelare in carcere perché già detenuto per altra inchiesta. I carabinieri e i finanzieri hanno anche sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi Spa, che fa capo al gruppo Italcementi, e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro. La Calcestruzzi spa è stata iscritta nel registro degli indagati ed è sospettata di associazione mafiosa e falso in bilancio. L'avviso di garanzia è stato notificato a Bergamo al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa avrebbe svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. La società Calcestruzzi «ribadisce la sua estraneità ai fatti» e garantisce la piena «collaborazione» all'azione avviata dalle istituzioni.