In una conversazione tra il portavoce di Gianfranco Fini Salvatore Sottile e il consigliere del Comune di Roma Fabio Sabbatani Schiuma, che risale al 13 marzo del 2005, viene ripercorsa la vicenda della cosiddetta vicenda giudiziaria «Laziogate», cioè la «battaglia» tra la lista di Alessandra Mussolini e la lista Storace. SCHIUMA: «Ho portato tutta io la documentazione, hai capito? Gli ho portato mille e trecento schede anagrafiche del Comune di Roma che ho preso in maniera piratesca». SOTTILE: «Ah, ah». SCHIUMA: «Di ognuno che aveva firmato gli ho fatto vedere: ecco la scheda allegata, carta di identità, Ornella Muti e quant'altro, e quella sezione dell'elettorale ha emesso loro il provvedimento, no, al di là della procura, hanno emesso loro, e lo hanno emesso sulla base della denuncia che ho presentato io, con tutta, che, adesso, ci cacavano tutti sotto, come al solito». Oltre alla politica anche di sesso si parla nelle intercettazioni di Potenza. In una tra Sottile e Giuseppe Sangiovanni, vicedirettore Risorse artistiche della Rai, si parla di Maria Monsé, che ha lavorato con Massimo Giletti. Il portavoce di Fini dice «che è una bella porcella». Lei: «Sottile? Certo non stavo lì ad aspettare lui. Davvero ha detto quelle parole? È allucinante, lo querelerò». Nell'ordinanza c'è anche il nome di un'altra donna, la calabrese Elisabetta Gregoraci, che secondo il gip avrebbe avuto rapporti sessuali con Sottile per «sfondare» nel mondo dello spettacolo. Nella seconda conversazione registrata dalla magistratura, quella del 15 marzo del 2005 tra Salvatore Sottile e Schiuma, ancora una volta emerge il nome dell'attrice Muti, che all'epoca dello scandalo di «Laziogate» presentò una denuncia. SCHIUMA: «Avremmo potuto mettere sessanta Ornella Muti e avremmo presentato la lista pure là, no?». SOTTILE: «Certo». SCHIUMA: «Però io dico intanto adesso a me mi conviene aspettare, tanto ora mi ingagheranno, mi faranno...». SOTTILE: «Si, si, ti conviene non fare casino, tanto fino a venerdì non fare nessun casino». Nella documentazione che ha portato agli arresti e ai provvedimenti restrittivi ci sono sempre riferimenti «a luci rosse», come in quella sempre tra Schiuma e Sottile del 12 marzo del 2005. In questa telefonata viene tirato in ballo il nome del direttore della Croce Rossa, Tommaso Longhi, assolutamente estraneo all'inchiesta giudiziaria. SCHIUMA: «C'ho due modelle russe qua a casa». SOTTILE: «Ah si?». SCHIUMA: «Si». SOTTILE: «Non mi dire. Dove le hai trovate?». SCHIUMA: «(ride) Tommaso Longhi». SOTTILE: «Vaffa....». SCHIUMA: «Sono venute appositamente per noi da Tallin, da Vilnius». SOTTILE: «Chi è Tommaso Longhi, scusa?». SCHIUMA: «È il direttore della Croce Rossa (ride). Un mignottaro peggio anche di te, credo». SOTTILE: «Ah sì?». SCHIUMA: «Mamma mia, oh, una cosa bestiale». SOTTILE: «Fatti dare il numero perché io devo andare a Vilnius, adesso». SCHIUMA: «Ventun'anni e una diciannove l'altra». Sottile a un certo punto della conversazione passa il telefono alla moglie di Sottile, Deborah Chiappini, con la quale parla di aver fatto «saltare la lista della Mussolini». Deborah risponde: «Ah, perfetto». SCHIUMA: «Chiaramente i lavori sporchi toccano sempre a....Con un haker siamo andati sul Comune, abbiamo preso tutto».