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Interni Esteri

Il presidente Ahmadinejad: i nemici dovranno portare la vergogna del pentimento sulla fronte

«Taglieremo le mani ai nostri aggressori»
L'Iran torna a minacciare Usa e Israele: abbiamo forze armate tra le più potenti

di ALBERTO ZANCONATO TEHERAN — Le forze armate iraniane sono pronte a «tagliare le mani di qualunque aggressore».

Lo ha detto ieri il presidente Mahmud Ahmadinejad durante una parata militare nel sud di Teheran per la giornata delle forze armate, mettendo così ancora una volta in guardia gli Stati Uniti e Israele da un attacco militare volto a fermare il programma nucleare della Repubblica islamica. «I nemici sanno - ha detto Ahmadinejad - che le forze armate della Repubblica islamica taglierebbero le mani di qualunque aggressore, che poi dovrebbe portare la vergogna del pentimento sulla fronte». Le forze armate iraniane sono «tra le più potenti al mondo», ha aggiunto il presidente. E toni duri sono stati usati anche dal portavoce del ministero degli Esteri, Hamid Reza Asefi, quando ha lanciato un monito ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) e alla Germania, che si sono riuniti ieri sera a Mosca, a non prendere decisioni punitive nei confronti della Repubblica islamica, poiché questo avrebbe «conseguenze avverse». Il gruppo dei «5+1», ha affermato il portavoce, deve «discutere delle questioni in modo saggio ed essere consapevole che ogni pressione decisa contro l'Iran avrà conseguenze avverse». L'Iran ha già detto di respingere la richiesta rivoltagli il 29 marzo scorso dal Consiglio di Sicurezza di sospendere tutte le attività legate all'arricchimento dell'uranio entro 30 giorni. La riunione di ieri sera a Mosca è servita a discutere sul modo in cui procedere nei confronti del dossier nucleare iraniano, ma Russia e Cina appaiono contrarie non solo al ricorso alla forza, bensì anche all'adozione di sanzioni, un'opzione sulla quale gli Usa sembrano decisi ad insistere. Asefi ha detto che Teheran non teme comunque un eventuale attacco americano, che giudica impossibile. Washington, ha affermato il portavoce, «non ha la capacità di attaccare l'Iran». Dell'argomento si è occupato anche l'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, che concludendo una visita di tre giorni in Kuwait ha avvertito che «le conseguenze di un attacco contro l'Iran sarebbero molto gravi». Sia per gli Usa sia per Israele, perché, ha sottolineato Rafsanjani, Teheran ha «le braccia lunghe». Durante la parata militare odierna, tuttavia, non sono stati mostrati i missili balistici «Shahab-3», che con i loro oltre 2.000 chilometri di gittata sono in grado di raggiungere lo Stato ebraico e le principali basi americane nella regione. In passato i vettori erano stati fatti sfilare con striscioni che riportavano frasi minacciose per lo stesso Israele e per gli Stati Uniti. Anche il presidente Ahmadinejad, nel suo discorso, si è astenuto dai consueti attacchi a Israele, che in passato ha giudicato meritevole di essere cancellato dalla mappa del mondo, provocando le forti proteste di Paesi occidentali e non. Su un episodio che ha suscitato negli ultimi giorni più di una curiosità si è invece soffermato Rafsanjani. Si tratta della presenza a Washington da diversi giorni di un rappresentante iraniano, Mohammad Nahavandian, vice segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale per gli affari economici. «È stato invitato a partecipare a una conferenza organizzata da scienziati americani, e vi prenderà la parola», ha detto l'ex presidente.









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