Quella dei Ds in particolare. La Quercia, come un anno fa, sceglie di non partecipare per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione e perché, come spiega il coordinatore della segreteria del partito Vannino Chiti, «la piattaforma sulla quale è stata convocata l'iniziativa è parziale»: accanto all'elemento della pace manca una esplicita condanna del terrorismo. «È giusto l'impegno per la pace - argomenta - ma accanto a questo ci deve essere una condanna esplicita del terrorismo. Entrambe le cose vanno esplicitate ed è questo il motivo per cui, senza polemica, non ci saremo». Chiti interviene in serata dopo che per tutto il giorno la scelta dei Ds di non scendere in piazza è stata pesantemente criticata dai movimenti ma, anche se in modo più morbido, anche dalla sinistra radicale. E con la complicazione di un gruppo, seppure ridotto e della componente di minoranza (alcuni esponenti dell'area Salvi e, forse «Aprile»), di diessini che oggi al corteo andranno comunque a titolo personale. Al corteo, comunque, la Quercia non ci sarà, come la Margherita, l'Udeur e la Rosa nel Pugno. E dalla sinistra radicale ci si lamenta che invece sarebbe stato il caso che tutta l'Unione fosse al corteo. «Sarà una grande manifestazione pacifica e pacifista - attacca il coordinatore dei Verdi Paolo Cento - e il centrosinistra farebbe bene a starci in tutte le componenti. È troppo facile dirsi contro la guerra e poi lasciare solo il movimento pacifista». «Capisco il rischio di provocazioni fatte magari con infiltrazione ad arte - osserva anche l'europarlamentare del Pdci Marco Rizzo - ma tanto più la manifestazione è grande e tanto più è facile ridurre questo problema per cui è sbagliato non esserci». Anche il Prc, con Elettra Deiana, sottolinea che «dovrebbe esserci tutta l'Unione». E nel partito di Bertinotti emergono anche prese di posizione più dure sulla decisione di alcune forze di non partecipare. «Il defilamento di Ds e Dl - attacca il trotzkista Marco Ferrando - non è casuale ed è legato alla diversità di piattaforma del centrosinistra che parla non di ritiro immediato ma di calendario dilazionato». Mentre il leader no global Francesco Caruso, che sarà candidato con Rifondazione alle politiche, si augura che «si mobilitino tutte le forze sinceramente democratiche». Dai movimenti, però, le critiche alla Quercia e ai Dl non si risparmiano. «I Ds non vengono alla manifestazione di domani? - si chiede il leader dei Disobbedienti Luca Casarini - Non mi meraviglio e non mi importa. Tanto ormai si è capito che tra elezioni e politica c'è un abisso. Siamo in campagna elettorale e camminano tutti sulle uova...». Altrettanto tranchant don Vitaliano Della Sala, il prete «no global» che oggi sfilerà al corteo. «L'assenza dei Ds mi dispiace - afferma - così come quella della Cgil. Che dire? Per puro calcolo elettoralistico i Ds perdono un'altra occasione per stare insieme al popolo della sinistra. Contenti loro...». Nella Capitale, intanto, il Prefetto Achille Serra e il Questore Marcello Fulvi lavorano per scongiurare che per le vie di Roma si ripetano i fatti di sabato scorso a Milano. Imponente il servizio d'ordine messo in piedi per controllare una manifestazione che coinvolgerà migliaia di persone. I partecipanti che arriveranno in treno verranno scortati sin dalla stazione Termini. Il corteo, inoltre, sarà chiuso ai lati, per evitare che violenti o malintenzionati si aggiungano ai manifestanti ad evento iniziato e per tutelare le vetrine dei negozi. Un servizio d'ordine straordinario per evitare che una manifestazione per la pace non si trasformi in una guerriglia.