Misure di sicurezza senza precedenti hanno trasformato la capitale Islamabad in un città fantasma, dopo il sanguinoso attentato di due giorni fa contro il consolato americano di Karachi, proteste a catena di gruppi islamici e partiti di opposizione in numerose città, recrudescenza dei combattimenti nelle zone tribali al confine con l'Afghanistan, roccaforte solo scalfita dei militanti islamici di etnia pashtun filo Al Qaida e pro Taleban, nascondigli per Osama Bin Laden e Mullah Omar. Allarmi per la sicurezza simboleggiati dalla storia incredibile di Misha Bellen, giovane di 20 anni e ruandese di nascita, arrestato venerdì all'aeroporto di Lahore, poche ore prima che atterrasse a fari spenti l'AirForceOne di Bush a Rawalpindi, proveniente da Delhi. Era ricercato dall'inizio di febbraio dietro mandato di cattura emesso dall'Interpol su richiesta della procura della città di Lovanio in Belgio, allertata dai genitori adottivi del giovane, che si erano preoccupati per la sua conversione all'Islam e le frequentazioni di estremisti islamici aspiranti al «martirio» dell'attentato suicida. Nei suoi colloqui con Musharraff, Bush ha elogiato la «coraggiosa decisione» del Pakistan di unirsi con gli Stati Uniti nella «guerra contro il terrorismo», nonostante la presenza sul territorio pachistano di forti sacche di Al Qaeda e di crescenti spinte fondamentaliste, ma ha tenuto a ricordare che «resta ancora molto da fare» per vincere: «Dobbiamo localizzare i terroristi - ha continuato - prepararci a processarli, condividere le informazioni e l'intelligence». Musharraf, sollecitato da Bush ad accelerare il processo di democratizzazione con elezioni «libere e oneste», non si è esposto più di tanto su questo terreno. Ma ha voluto esprimere «gratitudine» per gli sforzi profusi dagli Usa nel riportare la pace nella regione, riavvicinando India e Pakistan. «Ho chiesto a Bush - ha detto - di continuare ad aiutarci per giungere alla pace con l'India sulla questione del Kashmir. Sono soddisfatto perché abbiamo posto le basi per una forte e duratura collaborazione». Allarmato dallo «storico» accordo firmato da Bush a New Delhi sulla cooperazione tra Usa e India nel nucleare pacifico, negato invece a Islamabad, Musharraf ha incassato però il disco verde del presidente Usa al mega progetto di un gasdotto dall'Iran all'India attraverso il Pakistan. Un progetto strategico per i bisogni energetici del subcontinente, che sfrutta le risorse del «nemico» Iran. «Il nostro problema con l'Iran - ha affermato Bush - non riguarda il gasdotto ma le armi nucleari, che sarebbero estremamente pericolose nelle mani di Teheran». Fuori delle sale di incontro ufficiali e degli «spazi sicuri» di Islamabad, dove Bush ha potuto anche cercare di deliziare una folla selezionata provando a giocare al cricket, lo sport nazionale pachistano, sono infuriate le manifestazioni e i combattimenti. Almeno 25 militanti islamici pro-Taleban, e tre soldati dell'esercito regolare sono rimasti uccisi in violenti scontri durati tutto il giorno tra ribelli e truppe governative nel Waziristan, al confine con l'Afghanistan. In tutto il Pakistan sono state bruciate effigi di Bush e bandiere americane, mentre per prevenire scontri e manifestazioni, il governo aveva operato arresti «preventivi» nei confronti di leader e militanti di gruppi islamici e di partiti di opposizione. Ne ha fatto le spese anche l'ex star più amata del cricket, il miliardario convertitosi alla politica Imran Khan, confinato da venerdì agli arresti domiciliari.