È questo l'obiettivo del Comitato Scienza e Diritto della Fondazione Umberto Veronesi. A presentare la proposta è stato ieri lo stesso Veronesi insieme al presidente del Comitato, Maurizio De Tilla, anche presidente della Cassa forense. In occasione di una tavola rotonda sul tema del testamento biologico o volontà anticipate, che ha riunito a Roma vari giuristi, Veronesi ha rilanciato l'invito a riaprire il dibattito su questo argomento e sul diritto all'autodeterminazione, ricordando che sono attualmente tre le proposte di legge in tema di testamento biologico oggi «rimaste insabbiate». L'idea, hanno spiegato i giuristi vicini alla Fondazione, è quella appunto di creare una sorta di centro di riferimento per la raccolta dei testamenti biologici da parte dei cittadini interessati: la Fondazione si proporrebbe appunto come centro di riferimento, avendo come garante un comitato di giuristi. «Non dobbiamo aspettare la prossima Eluana Englaro o un' altra Terry Schiavo per riaprire il dialogo sull' accanimento terapeutico e sul testamento di vita - ha affermato Veronesi - e sfugge al legislatore che oggi il prolungamento o l'accorciamento della vita non sono valori in sè, ma lo sono in quanto assecondano il proprio progetto di vita». Veronesi ha quindi sottolineato come la maggior parte dei malati e una percentuale sempre più alta di popolazione sana «è favorevole al principio dell' autodeterminazione e ad un rapporto paritetico con il medico». «Finchè l' individuo chiede nel testamento biologico quale assistenza e cure vuole ricevere e quali no - ha affermato il cardinale Ersilio Tonini pesente al convegno - è libero di farlo, ma non si può accettare che possa chiedere l' eutanasia». Secondo il Cardinale, «lo Stato stesso non potrà dare valore giuridico a tale richiesta rimanendo innocente».