Fantascienza? No, è un progetto dell'Istituto di informatica e telematica di Pisa, ideato dal professor Marco Conti, fisico, toscano, 40 anni, da tre impegnato a progettare il futuro. Tra non molto, dice, tutti potranno essere portatori "occasionali" di messaggi: spediti elettronicamente con un palmare, un telefonino, un pc portatile, da un mittente che non si conosce e consegnato a un destinatario altrettanto ignoto. Come? Attraverso Mobileman (Mobile metropolitan ad hoc network), una tecnologia messa a punto dallo stesso gruppo di lavoro di Conti e prossima a far parte del repertorio di diavolerie hi-tech. In che modo? Una volta trasmessi, i files "rimbalzano" sul laptop che il postino ha indosso, indipendentemente dall'uso che ne sta facendo in quel momento, arrivando di balzo in balzo alla meta. Si tratta cioè di un'Internet fai-da-te, mediante la quale gli apparecchi potranno dialogare tra loro, inviare testi, immagini, file vocali, proprio come avviene adesso tra un computer e tutti gli altri pc connessi al Web. L'altra novità è che Mobileman è una rete chiusa, riservata esclusivamente a chi possiede un accessorio tarato sulla stessa linea d'onda. Quindi, per connettersi non servirà collegarsi a un portale, e non occorrerà neppure un ripetitore. Con Mobileman sarà lo stesso laptop a "ripetere" il segnale. La geniale trovata è tutta in un software. «È un paradiso per comunicare - dice entuiasiasta il professor Marco Conti - La rete sono i dispositivi, il ripetitore è l'oggetto che abbiamo in mano. Posso parlare con tutte le persone che sono in un raggio di centinaia di metri o chilometri. La prima utilità? Penso alla Protezione civile e ad altri enti di sicurezza: una rete tutta per loro per comunicare potrebbe risolvere l'intasamento delle linee». Sembra strano che proprio l'Italia - da dove i "cervelli" sono continuamente in fuga - abbia scoperto "l'acqua calda", abbia realizzato cioè un sistema concettualmente semplice, impegnando appena quattro ricercatori. «Ho guardato lo scenario della ricerca», spiega Conti. E le risorse? «Le ha tirate fuori la Comunità europea - racconta - un milione di euro. Poi si è aggiunto il partner svizzero, l'università delle Scienze applicate di Lugano». Qualche privato europeo ha annusato il progetto è ha intuito l'affare. «In Italia - ammette il giovane prof - ancora non esistono industrie che siano disposte a scommettere sulle idee». Se Mobileman sbarcasse su cellulari, palmari e notebook in commercio avremmo un'Internet privata, blindata, a prova di hacker, e di certo più veloce, funzionando come un Web parallello e riservato. «Il costo del software - continua Conti - è veramente basso, 50-100 euro. La velocità più che buona, 3 megabite. Anche la fedeltà del segnale vocale è buona. E oltre ad essere una rete privata, Mobileman può anche connettersi a Internet». Insomma, per gli amanti dell'hi-tech si tratta di una vera pacchia, di un'altra irresistibile tentazione dell'elettronica che consente di essere sempre e ovunque, entità simultanea nel luogo e nello spazio, grazie alla convivenza tra muscoli e chip. Mobileman ha già superato la fase di sperimentazione. Adesso è allo step successivo. Venti studenti del campus dell'Università di Pisa sono in collegamento tra di loro per provare la fluidità della trasmissione dati. Tra breve la scoperta italiana sarà impacchettata e pronta per il migliore acquirente.
09/08/2005